Per tanti anni il mondo occidentale si è cullato su proiezioni di aspettativa vitale che continuavano solo ad innalzarsi.

In fondo, sentire che chi nasceva oggi sarebbe vissuto più a lungo di chi lo aveva preceduto generava un pensiero positivo e la sensazione di avere costruito qualcosa di buono per la propria discendenza. In un certo senso “perdonava” qualsiasi “peccato”.

Il pensiero del progresso era affiancato alla validità della scienza e gli animi si cullavano in questa illusione.

Gli allarmi sull’ambiente, sull’eccesso di dolci e sullo stile di vita, sui fertilizzanti o sul fumo si affiancavano nei telegiornali alla crescita dell’aspettativa di vita e quindi perdevano di rilievo o attenuavano la loro forza di dissuasione.

I dati di oggi ribaltano invece questa convinzione e pongono i cittadini occidentali di fronte a una realtà segnalata da anni, che purtroppo in pochi hanno preso sul serio.

Per la prima volta inoltre i dati sulla regressione della aspettativa di vita colpiscono ufficialmente anche i cittadini italiani.

Dai dati del rapporto OsservaSalute, nel 2015 si è avuto il primo calo nella storia della aspettativa di vita per gli italiani. Sembrano numeri da poco (qui il resoconto pubblicato su LaStampa), perché per gli uomini è passata da 80,3 a 80,1 anni e per le donne da 85,0 a 84,7 anni, ma si tratta di una brusca inversione di tendenza e l’andamento ha riguardato tutte le regioni.

È bene che questo dato sia valutato insieme ad alcuni altri elementi:

  • Fin dal 2005 una analisi epidemiologica pubblicata sul New England Journal of Medicineprevedeva questo andamento regressivo indicando nell’obesità e nel diabete le cause di questo declino (Olshansky SG et al, N Engl J Med. 2005 Mar 17;352(11):1138-45).
  • Nel maggio 2016 è stato pubblicato sul British Medical Journal un lavoro relativo all’aumento planetario dell’aspettativa di vita, di ben 5 anni per il periodo che va dal 2000 al 2015, grazie al controllo delle malattie infettive intervenuto nei paesi a basso livello di cure sanitarie (Gulland A. BMJ. 2016 May 19;353:i2883. doi: 10.1136/bmj.i2883).
  • Nonostante gli Stati Uniti d’America siano la nazione con il più alto livello di spesa sanitaria pro capite, seguendo l’ultimo rapporto del CDC di Atlanta, l’aspettativa media di vita di un cittadino americano nel 2015 è calata lievemente (e non è mai cresciuta nei precedenti tre anni) attestandosi sui 78,8 anni. Al top, ricordiamo, stanno il Giappone e l’Islanda con 83 anni di aspettativa vitale, davanti alla Francia e alla Svezia con 82 e al Canada con 81. per un giusto confronto la Russia ha una aspettativa di vita di 69,8 anni.
  • A fronte di un aumento di aspettativa di vita mondiale negli ultimi anni, le nazioni occidentalizzate stanno invece rallentando o vedendo calare le aspettative di longevità, indipendentemente dalle spese sanitarie profuse. Non solo, 4 su 5 cittadini USA sopra i 67 anni hanno più malattie croniche per cui vengono curati e per ogni patologia cronica in trattamento gli anni attesi di vita ulteriore sono ridotti.
  • Sempre il British Medical Journal ha pubblicato nel 2012 una ricerca in cui ha descritto che anche la crescita di aspettativa vitale avutasi in questi ultimi anni ha però comportato la presenza di una popolazione che vive più anni ma in condizioni di sempre minor salute, affetta da più malattie croniche in terapia. Ci si deve domandare quale sia la qualità della vita di molte di queste persone che non sono comunque più in grado di vivere bene (Roehr B et al, BMJ. 2012 May 16;344:e3481. doi: 10.1136/bmj.e3481).
  • Nella valutazione dei tassi di mortalità si stanno evidenziando degli inaspettati picchi giovanili che generano una intensa preoccupazione. Oggi, nonostante la crescita degli ultracentenari (persone che davvero potrebbero pensare di vivere fino a 120 anni), sono aumentati i tassi di mortalità del gruppo 20-49 anni e quelli degli “over”  65. È un po’ come se l’ambiente e lo stile di vita reclamassero “il conto” in età molto più anticipate rispetto ad un tempo passato e non lontano.

Va ricordato che la crescita di obesità e diabete porterà presto al crollo dei Servizi Sanitari Nazionali, in virtù di un costo elevato delle complicazioni di queste malattie e della incapacità di molti di cambiare comportamenti.

Purtroppo l’immagine della nonna che mangia il bombolone mentre con l’altra mano si inietta l’insulina è un classico di molte famiglie.

Noi lavoriamo perché la somma di comportamenti alimentari positivi diventi pratica quotidiana ancheattraverso i protocolli terapeutici che attuiamo nei nostri centri, e siamo convinti che solo il cambiamento dello stile di vita e una applicazione sostenibile dei processi produttivi e agricoli potrà portare alla inversione di tendenza della aspettativa di vita che tutti si augurano per i bambini del futuro.

Non accetto e non ritengo plausibile quanto detto relativamente alle spese sanitarie. Come detto, gli USA hanno la spesa procapite più alta e dei dati parimenti in calo di aspettativa di vita.

Questa deve essere una riflessione di tutti perché alla fine non si debba dire che lo stile di vita occidentale ha ucciso più persone di quante ne abbia salvate.

Allergologo e Immunologo Clinico

Fonte: Eurosalus

Commenta su Facebook