La Commissione europea stima che nel 2013 il Prodotto interno lordo italiano scenderà dell’1,8% . Andrà meglio nel 2014 con una crescita dello 0,7% e nel 2015 con un più 1,5%. La recessione insomma per la tecnocrazia di Bruxelles sta per finire. Altro sarà l’andamento del debito pubblico che a fine anno toccherà il 133% sul Prodotto interno lordo per poi salire ancora nel 2014 al 134% e scendere al 133,1% nel 2015. Un bel risultato per un debito che nell’epoca in cui cadde Berlusconi, novembre 2011, era al 120,1% e a fine 2012 al 127%. La mano dei “tecnici” si sente sempre…Ora Bruxelles ci considera un Paese “virtuoso”. Sai che soddisfazione. Il disavanzo a fine anno scenderà, grazie alle tasse, al 3%. Poi calerà ancora al 2,7% l’anno prossimo e al 2,5% nel 2015. Davanti a questi risultati trionfanti e trionfali, secondo quanto previsto dal Patto europeo di stabilità, la disoccupazione impazza. A fine anno si toccherà il 12,2% per poi salire ancora al 12,4% nel 2014.
Così, il commissario europeo all’Economia e alla Moneta, il finlandese Olli Rehn, ha messo le mani avanti per ricordare al governo italiano che le previsioni sono una cosa e che la realtà è un’altra. Di conseguenza, se il disavanzo non scendesse sotto il 3% si renderebbe necessaria “una manovra aggiuntiva”. Niente di eclatante comunque. Si è in linea perfetta con gli impegni che i governi Monti e Letta hanno preso in diverse occasioni in ambito europeo. L’Italia deve quindi continuare sulla strada intrapresa. Tagliare le spese che si è impegnata a tagliare e raccogliere le tasse previste dalle leggi di bilancio. L?Italia, ha ammonito, deve provvedere alle necessarie coperture “in un modo credibile”. Se si va sopra il tetto del 3% dovranno essere attivate i meccanismi previsti. Tasse, sempre tasse ed ancora tasse. Ma questo non basterà. Perché l’Italia dovrà insistere soprattutto con le “riforme strutturali”. In altre parole una riforma del mercato del lavoro che comporti sempre maggiori livelli di flessibilità e di precariato. Soltanto se le imprese italiane potranno licenziare, in caso di necessità, saranno in grado di essere competitive con le aziende di un Paese come la Cina che ha un costo del lavoro otto volte minore del nostro e materie prime in abbondanza. Oggi l’Italia ha riconquistato un saldo attivo delle partite correnti a testimonianza che il made in Italy tira ancora nonostante l’handicap rappresentato da un euro troppo sopravalutato nei riguardi del dollaro che rappresenta una peculiarità negativa per le esportazioni. In ogni caso, se la dinamica dei conti pubblici non dovesse essere in linea con tali previsioni, Rehn non dubita che l’Italia farà quanto è necessario. Dall’aumento delle tasse esistenze per raccattare altre risorse fino all’introduzione di nuove. Come potrebbe essere un bis del prelievo forzoso sui conti correnti bancari degli italiani. Una ripetizione del furto del 6 per mille realizzato nel 1992 da Giuliano Amato. Voci insistenti in estate lo davano all’8 per mille o addirittura all’1%. Se poi pensiamo che il Fondo monetario internazionale ha chiesto al governo di varare una patrimoniale del 10%, abbiamo bene l’idea dell’orrore odierno e di quello che ci aspetta.

Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=22607

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