Di Peppe Meola

Nessuno lo conosce. Nessuno sa che faccia abbia. Nessuno ha mai sentito la sua voce. Nessuno ha mai potuto leggere un suo libro. E’ ovunque, sa tutto, vede tutti ed è pronto a giudicare i tuoi peccati…
No, non è Dio…Ma per quel che ci riguarda potrebbe anche esserlo; in quanto, in base a come ce lo presentano, condiziona molto più direttamente le nostre vite di quanto non faccia ilPadreterno.

Parliamo di Sua Maestà, o Santità (se preferite) ilMercato: questa divinità eterea, impersonale, che tutto muove e regola con la sua Invisible Hand. Questa mano pronta ad elargire ricchi doni a chi asseconda il suo volere, e implacabilmente decisa a punire chi non segue il suo Verbo.

Come ogni culto degno di tal nome, il Mercato ha i suoi luoghi di venerazione sacri, che per noi italiani è soprattutto la Borsa di Milano. Ed in quella sede, gli alti prelati ed interpreti del “mistero” del Mercato raccolgono il giudizio divino sui “terreni” affari.

In questi giorni lo abbiamo sentito nominare spesso: “Il Mercato giudica male gli accordi europei“; “il Mercato è preoccupato per il debito pubblico“; “Il Mercato chiede scelte forti e condivise sulla politica di risanamento“. I latori del messaggio sono i “cardinali” delle Banche Centrali; mentre i “sinedri” che emanano i giudizi sui peccati dei governanti sono Moody’sStandard & Poors e Fitch.

Guai a chi osa bestemmiare mettendo in dubbio quanto sopra. La pena è la censura dei media, equivalente alla scomunica papalina.
Così si va avanti con la liturgia e la litania della crisi. E soprattutto con i rimedi che la fede nel Mercato prescrive ai suoi fedeli:purificazione, digiuno e sottomissione al divino. Che laicamente si traduce in:privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica e aumento della tassazione sui redditi delle classi piccola e media.

La pantomima procede secondo copione, ed a tappe forzate. L’area Euro è sotto torchio da parte della speculazione d’oltre oceano e d’oltre Manica, dove qualcuno cerca di far saltare l’Euro prima che salti ilDollaro. E magari qualcun altro, più indietro, aspetta che saltino entrambi, per poi proporre una nuova valuta unica transatlantica, con un’unica Banca Centrale ed un’unica cabina di regia: ovviamente indipendente dal controllo degli Stati che la utilizzano…Certo non prima di aver spolpato per bene quanto di buono possono offrire…al Mercato.

E allora, mentre i gioielli di Stato come Eni Finmeccanica sono sempre il bersaglio grosso nel mirino dei “custodi della fede ” del Mercato, abbiamo già visto qui come tanti bocconi prelibati del nostro tessuto produttivo stiano facendo ciao ciao al tricolore.

Se si ragiona di uscita dalla moneta unica, è quasi istantanea la messa all’indice dal Tribunale della Santa Inquisizione, amministrato dall’ordine monastico degli “europeisti senza se e senza ma“.
Il concetto (e la parola stessa) di Sovranità è peggio di una bestemmia immonda, e guai a pronunciarla.

I rimedi alla crisi suggeriti dagli esegeti del Mercato, sono sempre e soltanto gli stessi: preghiere, digiuno ed offerte… cioè fiducia nella Trinità Ue-Bce-Fmi, tagli alla spesa pubblica+aumento tasse, iniezioni di liquidità “aggratiss” alle banche.

Nelle Dark Pools del “Vaticano della Finanza” globale, situata sulle sponde del Tamigi, il Mercato ha nelle sue invisible hands la sorte dei debiti sovrani europei. E ricattano indirettamente gli Stati, dettandone le politiche.
Quanto siano diventati grandi i mercati finanziari è difficile quantificarlo. Di certo hanno raggiunto dimensioni spropositate, relegando l’economia reale ad un ruolo marginale in termini di valore assoluto. Eppure è all’economia reale che si chiede il maggiore, o meglio, l’unico contributo per il riequilibrio dell’economia degli Stati.

La finanza detta le ricette, e le istituzioni finanziarie sovranazionali, come la Bce, eseguono le direttive. I risultati però scarseggiano. Prestare soldi alle banche a tassi d’interesse minimi, aumentando così la liquidità del sistema, non ha portato benessere e ristoro alle imprese ed alle famiglie: il credito rimane bloccato, ed il credit crunch è divenuta una sottaciuta realtà.

Un’ulteriore slancio l’ha invece ottenuta la speculazione che, grazie alle generose trasfusioni di euro made in Bce, di fatto ha alimentato un circolo vizioso. Come se si volesse curare una tossicodipendenza aumentando le dosi di droga: crisi greca docet.

Si tratta di una terapia per nulla originale. La Fed ha fatto lo stesso negli States negli ultimi tempi con i vari quantitative easing: ma i problemi sono sempre lì.

Allora siamo fermi, impantanati, bloccati sullo stesso punto: si può uscire dalla crisi utilizzando gli stessi schemi che l’hanno generata?
Nella domanda c’è il cuore del problema. Le ultime due decadi hanno visto il teorema neoliberistaprendere il controllo dell’economia occidentale; e parallelamente, affermarsi il dominio assoluto dell’economia finanziaria virtuale su quella reale.
I rapporti di forza si sono invertiti, generando un capovolgimento degli schemi dell’economia di mercato. Ed in tutto questo sconvolgimento, gli Stati da controllori sono diventati controllati; ed in molti casi, prede succulente.

Il sistema si sta avvicinando alla linea di non ritorno. C’è bisogno di resettare tutto e ristabilire le gerarchie e le priorità:

  • gli Stati sono “sovrani”, in forza del mandato e degli interessi dei cittadini
  • il mercato in nessun luogo è esente da regole
  • la finanza è uno strumento sotto-ordinato all’economia reale
  • il governo del sistema monetario deve essere nella disponibilità del circuito democratico, e non di quello bancario.
Si tratta di una vera rivoluzione copernicana, e come tale si deve scontrare con la forza secolare della religione del Mercato: ovvero del dominio delle elite finanziarie globali.
Speriamo solo che i tempi non siano gli stessi…
Stay tuned

Fonte: http://lemieconsiderazioniinutili.blogspot.co.uk/2012/07/allorigine-della-crisi-la-teocrazia-del.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+LeMieConsiderazioniInutili+(Le+mie+considerazioni+inutili)

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