Il terrorismo in Afghanistan serve alla Nato per minacciare la Russia. Il pericolo del contagio fondamentalista nell’Asia Centrale.

A fine luglio, a Kot (Afghanistan), un drone Usa ha ucciso Hafiz Saeed Khan, il leader dell’Isis nel Khorasan (Afghanistan e Pakistan); a maggio un altro raid in Pakistan aveva eliminato il leader dei taliban afghani Mullah Mansour. Ma a dispetto di questi colpi mediatici, la situazione laggiù è sempre più fuori controllo malgrado la presenza dellaNato, con porzioni sempre più vaste del Paese in mano a terroristi e trafficanti e le forze di sicurezza rinserrate nei centri maggiori che controllano a mala pena.

In realtà, il pantano afghano è frutto dell’ingerenza di troppe potenze interessate al suo mantenimento perché possa essere risolto. Il Pakistan considera da sempre l’Afghanistan sua zona d’influenza e attraverso l’Isi (il suo potentissimo Servizio) ha usato sistematicamente le bande di terroristi e trafficanti per contrastare gli interessi degli altri Paesi: India per prima e poi la Cina, con le sue mire di espansione economica sull’Asia Centrale, e gli stessi Stati Uniti, la cui influenza vuole contenere in un’area che ritiene propria.

Le stesse bande taliban e i network terroristici (come il clan Haqqani) si dividono (e si vendono) in funzione delle convenienze, badando a suddividersi il territorio ed i proventi dei traffici illegali. In testa quello fiorentissimo dell’oppio, in continua ascesa malgrado i ridicoli proclami del Governo. implicato fino al collo, e delle forze Nato e Usa, che fanno sistematici accordi con contrabbandieri e signori della guerra locali che lo controllano.

Si tratta di un inestricabile groviglio che nessuno vuole risolvere, perché la stabilizzazione dell’Afghanistan, semmai potrà avvenire, toglierebbe a tutti la possibilità di giovarsene per i propri fini. E meno che mai è la Nato ad avere interesse ad una soluzione del conflitto, malgrado un intervento che da 15 anni insanguina il Paese.

Per comprenderlo, basti pensare che l’impegno afghano giustifica la presenza di contingenti e l’asfissiante condizionamento su un Governo che è poco più d’un fantoccio nelle mani Usa, in un Paese che è a ridosso dell’Asia Centrale ex sovietica che, per motivi strategici ed economici, la Russia considera come propria naturale area d’influenza.

Lo stesso segretario della Nato Stoltenberg, in una conferenza stampa a Varsavia, ha annunciato che l’Alleanza, oltre che installarsi in Paesi che rappresentano il cortile di casa della Russia come la Polonia, la Georgia, o gli stessi Stati dell’Asia Centrale come Uzbekistan e Kazakistan, intende essere stabilmente presente in Afghanistan.

Ma c’è di più: il fenomeno del terrorismo nell’Asia Centrale non è recente, risale ai tempi del massimo fulgore di al-Qaeda ed è stato rafforzato dal riaffermarsi dei gruppi taliban. Tuttavia, grazie agli sforzi dei Servizi russi ed al fatto che i taliban attualmente siano assai più interessati ai traffici lucrosi in Afghanistan, esso è stato contenuto e ridotto a un fenomeno minore.

Da qualche tempo, tuttavia, vedi caso in corrispondenza dell’inasprirsi del confronto fraNato e Russia, esso ha dato segni di ripresa  non solo nell’Asia Centrale ma anche nel Caucaso, grazie a dimostrati aiuti esterni. E ancora vedi caso, è stata segnalata una crescente presenza dell’Isis in Afghanistan, specialmente nell’area settentrionale del Paese da dove è più semplice il passaggio nei Paesi oltre frontiera e l’Asia russa.

Il Cremlino è perfettamente consapevole che il consolidarsi dell’Isis in Afghanistan potrebbe facilmente tramutare la minaccia potenziale di un “contagio” terroristico in una minaccia reale, con pesanti riflessi nel Caucaso e nelle altre regioni musulmane della Federazione russa.

Per questo Mosca è l’unica nemica vera del terrorismo, ed ha stretto vari accordi di cooperazione militare con Kabul per la fornitura di materiale militare (che non siano ferri vecchi pagati a peso d’oro come quelli Nato e Usa) e di addestramento delle forze di sicurezza (ma fatto sul serio). Tutti accordi osteggiati strenuamente da Washington e bollati dalla Nato come ingerenza indebita in un territorio sotto il proprio controllo.

Nel grande gioco che si svolge in Afghanistan, la Nato (leggi Washington) bara fingendo di combattere il terrorismo, ma nella realtà colpendo solo chi non si adatta ai suoi giochi (vedi i vari capi e capetti terroristi eliminati). Come sempre.

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