In Gabon ci sono state violente manifestazioni dopo l’annuncio della vittoria di Ali Bongo alle elezioni presidenziali del 27 agosto. L’opposizione rifiuta i risultati che definisce “fraudolenti”. La mancanza di trasparenza è stata denunciata anche dagli osservatori europei, Stati uniti e Francia. Tutti chiedono la pubblicazione dei risultati seggio per seggio. Invano, finora.

di Elio Boscaini

Il presidente rieletto, lui, si è congratulato per una elezione che definisce «esemplare» e tenutasi «nella pace e nella trasparenza». Ed invece…

Dopo quattro giorni di lunga attesa, il ministro dell’Interno gabonese ha annunciato, mercoledì 31 agosto, che il presidente uscente, Ali Bongo Ondimba, aveva vinto l’elezione presidenziale svoltasi sabato 27 agosto. Secondo i risultati ufficiali provvisori, quelli offerti dalla Cenap (Commissione elettorale nazionale autonoma e permanente), Bongo ha ottenuto 49,80 % dei voti contro 48,23 % al suo avversario, Jean Ping, in una elezione a scrutinio unico: è eletto chi, tra i candidati, arriva in testa, senza ballottaggio.

L’opposizione ha subito rigettato i risultati e reclamato una nuova conta nella provincia di Haut-Ogooué, dove ci sarebbe stato un tasso di partecipazione di quasi il 100%. Anche perché lo scarto tra i due candidati è di soli 6.000 voti. Il portavoce di Jean Ping ha detto che i gabonesi non accetteranno mai questi numeri. «Jean Ping riafferma con forza, d’accordo con l’Unione europea e gli Sati uniti, che la pubblicazione dei risultati seggio per seggio è il solo mezzo di garantire la lealtà dello scrutinio», hanno affermato il suo responsabile della comunicazione in Gabon, Jean-Gaspard Ntoutoume Ayi, e il suo avvocato a Parigi, Eric Moutet.

Subito dopo la proclamazione dei risultati, sono scoppiati disordini nel paese, in particolare a Libreville, la capitale. Le manifestazioni delle opposizioni sono state disperse con lacrimogeni, granate…mezzi pesanti. Ci sono stati feriti. Sono stati dispersi gli oppositori che al grido di “Ali deve partire”, tentavano di avvicinarsi alla sede della Cenap. In serata, il parlamento (assemblea nazionale) al palazzo Léon-Mba, era stato parzialmente incendiato.

A due giorni dai risultati, il quartiere generale della Campagna elettorale di Jean Ping è ancora nelle mani delle forze di sicurezza che l’avevano assaltato a partire dall’una del mattino di giovedì 1 settembre. Scopo: far sparire i processi verbali dei risultati delle elezioni che davano chiaramente Jean Ping vincitore? Hanno bombardato dagli elicotteri e poi hanno attaccato a terra. Ci sono stati almeno due morti e 19 feriti gravi. La guardia repubblicana, ufficialmente, ricercava i “criminali armati responsabili dell’incendio della sede dell’assemblea nazionale”.

Reazioni internazionali unanimi

Di fronte alla contestazione, subito anche la Francia, l’ex potenza coloniale, ha chiesto la pubblicazione dei risultati seggio per seggio. Il ministro degli esteri francese, Jean-Marc Ayrault, ha dichiarato: «Le condizioni dell’annuncio dei risultati dell’elezione presidenziale in Gabon sono causa di preoccupazione. La Francia reitera la sua preoccupazione per la trasparenza. Riteniamo necessario che vengano pubblicati i risultati di tutti gli uffici elettorali».

Il capo della diplomazia francese ha fatto anche appello, giovedì mattina, perché cessino gli scontri, esprimendo la sua più viva preoccupazione per le tensioni seguite all’annuncio dei risultati: «Nel quadro di un processo elettorale, non c’è posto per la violenza», ha aggiunto.

Ancor prima della proclamazione dei risultati, la responsabile della diplomazia dell’Unione europea, la nostra Federica Mogherini, aveva invitato, il 31 agosto, la Commissione elettorale a pubblicare «i risultati seggio per seggio», e non a livello delle nove province o a livello nazionale. Richiesta subito respinta dal presidente della Cenap, che ha fatto appello alla legge gabonese.

All’indomani dell’elezione, i due principali candidati, Ali Bongo Ondimba, 57 anni, che correva per un secondo mandato, e Jean Ping, 73 anni, ex presidente della Commissione dell’Unione africana ed ex ministro degli esteri del Gabon, si erano proclamati, domenica 28 agosto, vincitori. Jean Ping lo aveva ripetuto anche lunedì, in una dichiarazione solenne, con a financo i tre candidati che avevano desistito in suo favore: Casimir Oyé Mba, Guy Nzouba Ndama e Léon-Paul Ngoulakia.

Anche Washington ha espresso la sua preoccupazione: «Le elezioni devono riflettere in maniera credibile la volontà del popolo», ha sottolineato il portavoce del Dipartimento di stato, John Kirby, facendo appello alle forze di sicurezza gabonesi perché rispettino i diritti dei cittadini e i manifestanti a mantenere la calma. Anche lui ha aggiunto che il governo gabonese deve pubblicare i risultati seggio per seggio, il che «aiuterà la popolazione del Gabon, così come la comunità internazionale, a credere che la conta dei voti è proprio quella annunciata».

La capo-missione dei 73 osservatori dell’Unione europea – l’eurodeputata bulgara Mariya Gabriel – che hanno monitorato l’elezione (l’Ue finanzia l’organizzazione delle elezioni e il suo svolgimento) – e che aveva già deplorato la mancanza di trasparenza degli organi di gestione delle elezioni non mettendo a disposizione degli osservatori informazioni essenziali come le liste elettorali e la lista degli uffici di voto -,  ha ripetuto ancora, venerdì 2 settembre, che «l’unico modo per preservare la volontà del popolo che nei risultati dell’elezione deve riconoscersi» è di pubblicare i risultati seggio per seggio. Solo la trasparenza può garantire il volere della popolazione.

Stati Uniti, Unione europea, comunità internazionale sapranno essere coerenti, non riconoscendo la rielezione di Ali Bongo finché non si sarà fatta chiarezza, o finiremo per ritrovarci un trionfante Ali (la famiglia Bongo è al potere da 48 anni!) a sfilare sui Campi Elisi a fianco di uno sminuito Hollande (o chi per lui) presidente de la République?

FONTE: Nigrizia

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