Roma – Finanziari sotto attacco per la seconda sessione consecutiva in Europa: il sell off si intensifica per alcuni rumor, secondo cui una banca svizzera avrebbe fatto ricorso alla liquidità della Federal Reserve attraverso un’operazione di riacquisto da $200 milioni effettuata con la Swiss National Bank (SNB), ovvero la Banca centrale svizzera. La transazione, ovvero l’accesso alla “swap facility” della Fed, sarebbe avvenuta la scorsa settimana.

“Ubs non ha utilizzato lo strumento (di swap) della Fed attraverso la SNB”, ha dichiarato UBS con un comunicato stampa. Stessa smentita da Credit Suisse, che ha precisato poi che i suoi “finanziamenti e le sue posizioni di liquidità sono molto forti…in tutte le principali valute e specialmente in dollari”. Fatto sta che entrambi i titoli stanno riportando perdite comprese tra il 2 e il 3%. Per gli altri istituti bancari del Vecchio Continente, le cose vanno anche peggio, visto che le loro quotazioni viaggiano ai minimi in più di due anni.

In più, i timori sul rischio che la crisi del debito europea possa infettare l’intero sistema finanziario sta colpendo proprio i mercati di finanziamento a breve termine: il risultato è che alcuni istituti europei sono costretti a pagare tassi più alti per ricevere prestiti in dollari.

“Sebbene sia possibile trovare qualche eccezione, le banche che operano nei mercati maturi hanno ancora un bel po’ di problemi, che vanno da asset di qualità dubbia alla regolamentazione incerta – ha detto a Reuters Ian Stewart di Newton Real Investment Fund – Siamo ancora nel mezzo di una crisi bancaria globale e i rendimenti del settore continueranno, probabilmente, a calare”.

Proprio ieri un articolo del Wall Street Journal aveva scritto che le banche europee sarebbero nel mirino della Fed, per le difficoltà che incontrano nel rifinanziarsi nel breve termine sui mercati.

Gli smobilizzi sulle banche a livello europeo hanno portato gli indici azionari europei ai minimi degli ultimi due anni. Oltre alle preoccupazioni per l’arrivo imminente di una recessione, si teme infatti anche una contrazione del credito nel Vecchio Continente.

Tanto che nelle ultime ore l’indice FtseEurofirst, ovvero l’indice che rappresenta i titoli europei più importanti, è arrivato a scendere a quota 890,74 punti, poco al di sopra del livello più basso dal 2009, testato il 9 agosto di quell’anno, a 888,11 punti.

Wall Street Italia

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