L’articolo che segue è stato pubblicato su Russia Today e poi anche sul sito di Daniel Estulin.

Alessio “rutz” Torrieri lo ha tradotto per L’ALTERNATIVA.
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Facebook, Anonymous e il Nuovo Ordine Mondiale

Leggendo tra le righe
Se fino ad adesso pensavi di essere libero, ora pensa che in realtà stai vivendo ipnotizzato e ancora non hai aperto gli occhi su come va effettivamente il mondo. Per prima cosa devi riconoscere che sei uno schiavo e poi smettere di agire come tale. Nonostante tutta la censura che oggi c’è nel mondo, e mi riferisco alla libertà d’informazione controllata dal mainstreaming, ancora ci resta un posto dove possiamo in qualche maniera liberare il nostro pensiero, prendendo e condividendo quello che ci serve e gradualmente, esprimere la nostra opinione. Questo posto è internet: l’ultimo brandello di libertà che ancora ci resta.
Come richiamare l’attenzione delle autorità affinchè cambino le leggi che sono arcaiche ed obsolete? Come comportarsi di fronte a l’ingiustizia dei nostri Governi, i quali considerano solo coloro che hanno potere (economico) disinteressandosi se siano delinquenti o no, e che allo stesso tempo dimenticano  chi ha nulla o poco, cioè l’immensa maggioranza dei cittadini che costituiscono ogni nazione del pianeta? Come muoversi contro la censura? Negli articoli precedenti abbiamo visto le armi che usa il “Governo Invisibile” per controllare la vita degli esseri umani, trascinandoli verso il suo abominevole “nuovo ordine mondiale”.
Ci troviamo nel mezzo di una guerra silenziosa e giorno dopo giorno siamo attaccati senza rendercene conto. Con l’aiuto di Dio, quello di tutti, speriamo che questa situazione non continui così. Da 5 anni i governanti delle maggiori potenze stanno cercando di applicare metodi e sistemi di controllo ad internet. Senza dubbio il modo col quale desiderano farlo è totalmente ingiusto e va contro il buon senso e la libertà delle persone. Vogliono restringere il libero fluire dell’informazione …  vogliono chiudere internet. Però che succederebbe se tutta questa informazione, più preziosa di tutto l’oro del mondo, da un momento all’altro fosse censurata, secretata, frammentata, squartata e manipolata ad hoc dalla elite globale? L’incubo è già cominciato però ancora non si è completamente esteso.
Qualcosa che probabilmente non sapevi su Facebook
Ricordo molto tempo fa, quando ero in cerca di lavoro tra il 90’ e il 95’, internet ancora non esisteva o era ancora in fasce. La ditta che mi convocò necessitava di venditori per i suoi corsi e i suoi libri di inglese che utilizzavano il metodo ipnopedico. Fino a qui tutto bene. Il problema cominciò quando ci diedero un questionario di 5 pagine da riempire e restituire al personale. Quando ebbi il suddetto questionario tra le mani, non riuscii a smettere di indignarmi leggendo domande quali: “introduca il nome dei suoi nonni e la loro età”; “quante volte è uscito dal paese?”; “quali e quante volte alla settimana usa i mezzi di trasporto?”; “qual è il suo orientamento sessuale?”; qual è il suo giornale preferito?”; “ ha animali? Li elenchi”; “che luoghi frequenta nel tempo libero?”, e un lungo eccetera. Distrussi il questionario davanti agli occhi attoniti di colei che li doveva valutare. Non ero disposto a fornire i miei dati personali a una impresa che non conoscevo che mi chiedeva dei miei animali domestici. Nonostante so che la maggioranza sarà d’accordo col mio comportamento, oggi, e dal giorno in cui cominciarono ad apparire le reti sociali conosciute come Facebook, MSN, Skype, Wayn, Hi5 ecc., le informazioni non te le chiedono più … le dai di tua spontanea volontà! Ed inoltre a gratis.
A proposito di queste reti sociali, Facebook è una delle maggiori per la quantità di membri in tutto il mondo. Già conta 250 milioni di utenti. Perché cresce cosi rapidamente e in forma esponenziale il numero di membri di questa comunità? Potremmo analizzarlo da molti punti di vista, però non è il fine di questa ricerca. Non mi preoccupa il suo creatore e l’ingente quantità di denaro che guadagna. Mi preoccupa chi realmente ha interesse a tante informazioni da parte di così tanta gente; chi le maneggia ed a che scopo, e mi preoccupa soprattutto il diritto alla privacy. Tecnicamente la privacy finisce ogni volta che il tuo PC si connette alla rete. Già c’è qualcuno che sa tutto quello che hai fatto in essa, dal momento che sei entrato a quello in cui sei uscito.
Mark Zuckerberg è il creatore ufficiale di Facebook ed inoltre la faccia visibile ed amabile dell’impresa, però è solo il supposto genio creatore dell’applicazione e niente più. Un dato che comincia ad essere preoccupante è a riguardo di uno dei suoi investitori. Peter Thield che possiede il 7% delle azioni di Facebook è chi ha realmente importanza. Questo uomo ha una particolare visione del mondo: egli è contrario alla Natura. La vita è corta -dice-, amara e dura per la maggior parte delle persone. Thield con René Girard  pensa che l’essere umano è un imitatore nato. Questi due facendo uso delle proprie capacità professionali, intellettuali e del denaro, applicano questi concetti alle teorie del mercato, investendo milioni di dollari in questa rete sociale, che apparentemente non vende niente ma in realtà è una delle maggiori imprese di lucro finanziario. Come fa? Non credo che il suo fine ultimo sia rimpiazzare il mondo reale con uno virtuale, prendendo in considerazione il pensiero fatalista che Thield ha riguardo alla vita, la verità è che questo poco importa. Ciò che ha importanza è l’enorme database di cui dispone. Il modo geniale di ottenere informazioni gratis da parte della gente è frutto del lavoro di professionisti nel campo della psicologia, economia, pubblicità e del disegno grafico digitale che hanno sviluppato la famosa rete sociale.
Quell’individuo che decide di creare un profilo in Facebook e che comincia a interagire con altre persone è bombardato con una serie di domande talmente innocenti e semplici che inondato l’interfaccia dell’applicazione. La prima opzione gli mostra la possibilità di cercare e trovare amici della scuola o dell’università che non vede da tempo.  Mentre lo fa, appaiono innumerevoli risultati associati al nome introdotto. Cercando il contatto con quella persona che si cercava o con qualunque altra, riceve molte opzioni, tra queste anche “festa di ri-incontro virtuale”. Dopo gli arrivano una quantità di inviti a inviare fiori, lettere, saluti di ogni tipo, oggetti, disegni, ecc.; tutti virtuali. Inoltre gli viene offerto un servizio di consegne a domicilio, previo pagamento del prodotto con la sua carta di credito. Il seguente video mostra ironicamente la realtà dell’interazione. Il resto succede quasi logicamente. Cominciano una serie di domande dopo il felice incontro. Intanto, altre persone sono testimoni di questo evento, e danno le loro opinioni approvando o no ciò che stanno vedendo. Perciò “etichettano” il protagonista. Come potete apprezzare nel video, la catena è interminabile e il guadagno di denaro per Thield e Zuckerberg anche. Il successo di questi geni è la vendita di relazioni umane. Si , proprio le stesse che si stanno perdendo.
Il comportamento nella rete delle persone è diverso. In essa sono tutti sfrontati e non temono niente. Chiaramente tutta quella temerarietà è scrupolosamente registrata ed immagazzinata da chi meno te lo aspetti. Ciò che forse non sai è che Facebook ha venduto e vende parte dei propri database ottenuti dai profili di milioni di persone a precise imprese. Tutto questo perché tu lo hai voluto così. Adesso Facebook conosce i tuoi gusti, le tue preferenze e le vende, senza che tu ne guadagni nulla. Sembra che per questo Thield ha ragione nell’immaginare l’umanità come pecore. Personalmente mi sono sganasciato dalle risate quando qualcuno una volta mi disse che aveva più di 4000 amici in questa rete sociale. Durante la mia vita ho ottenuto solo 2 amici veri. Chi di voi ha almeno 10 amici reali? Qui sta il trucco: la necessità di essere ascoltati, e il peggio è che dall’altro lato dello schermo, nessuno ti conosce. È il grande successo di questa impresa: vendere relazioni umane. Questi supposti amici che assommi online sono giustamente raggruppati come pecore non per amicizia, ma per gruppi di preferenza e gusti per il profitto e il lucro di qualcun altro. Se avresti la geniale idea di parlare sul tuo profilo di un musical o semplicemente di una serie TV o film, il sistema lo viene a sapere, e ti invia suggerimenti di altri film, musical, libri o altro che sia relazionato col tuo film preferito. Una cosa è sicura: quando apri un profilo su Facebook o qualunque altra rete sociale, sfortunatamente non puoi chiuderla più. Per il momento sembrerebbe tutto relativamente tranquillo, giusto? Però analizziamo altri fattori importanti che evidenziano che queste reti sociali non sono utili solo ad alcuni per fare soldi, ma lo sono anche alle agenzie di intelligence che si appropriano delle tue informazioni con scopi affatto buoni.
La CIA ha interesse nell’avere un milione di amici
La CIA, famosa per i suoi oltraggi, assassinii e interventi in mezzo mondo, creò un programma computerizzato chiamato “CARNIVORE”, che funziona in maniera molto similare a Facebook. Semplicemente introducendo il nome del sospetto il programma restituiva dati sensibili come per quanto tempo ha usato la rete, le pagine visitate, le preferenze, i gusti ecc. Avevano la capacità di tracciare un determinato profilo psicologico dell’individuo. In seguito crearono un database con persone aventi caratteristiche simili. L’applicazione era efficace ma molto lenta. La maniera di aggirare il problema nell’ottenere informazioni e diminuire il tempo di raccoglierle fu geniale. La creazione di Facebook. Ma anche se non lo crearono loro ma Zuckerberg  è uguale. Non ho nessun dubbio che Facebook sia in mano della CIA e del nuovo ordine mondiale da molto tempo. Qui probabilmente entra in gioco la ditta In-Q-Tel, società creata per scoprire talenti nell’alta tecnologia, reclutarli e finanziarli. Il dirigente di questa impresa è Howard Fox, che risulta essere a capo di progetti di comunicazione della CIA. Ci sono molte informazioni interessanti sui capitali investiti e la loro portata, ma la realtà è che Facebook è diventato ciò che è grazie ad investimenti di capitali da parte della CIA. Essi già non devono più investire denaro per creare i propri mezzi di vigilanza. Gli basta monitorare il mercato e quando scoprono un imprenditore con una idea geniale che si adatta alle loro oscure pretese, lo finanziano e il gioco e fatto. Nonostante Facebook non ti lascia l’opportunità di cancellare ne i tuoi dati ne le tue foto, dei quali sicuramente gli hai ceduto il controllo a tempo indeterminato, esiste un gruppo di ribelli che non sono disposti a tollerare certe pratiche. Si fanno chiamare “Anonymous “. Però la loro apparente lotta contro il sistema può essere un attacco sotto copertura e un “false flag” da parte dell’elite e del suo Governo Invisibile.
Anonymous : eroi, furfanti o cavalli di Troia dell’elite?
La notizia dell’apparizione di un gruppo di hackers sta facendo scalpore nei notiziari in tutto il mondo. Si fanno chiamare Anonymous. Nonostante questo gruppo si auto-classifichi come combattente per la libertà e gli interessi della popolazione mondiale, ci piaccia o no, le sue attività sono fuorilegge. La sua principale caratteristica è perpetrare attacchi nel ciberspazio a entità pubbliche o private, e in generale alle istituzioni e persone che spingono politiche ingiuste o lontane dalle necessità della popolazione di quel paese. Questo gruppo di ribelli virtuali dice di lottare per gli oppressi e dimenticati, quelle persone normali  di classe media che sono anonimi nei meandri della società, che però senza dubbio, ogni giorno vengono umiliati e si ritrovano senza difese dinnanzi ai propri rispettivi governi.
Anonymous è un movimento di ciber-attivisti clandestini e il numero dei suoi membri è sconosciuto. Questi hackers sono acclamati come rockstars dalla massa, perché stanno “lavorando” –secondo loro- in favore della rivendicazione dei diritti delle persone. Fino ad ora hanno attaccato i siti web di Sony-Japan e Play Station, i profili twitter dei presidenti Rafael Correa dell’Ecuador e Juan Manuel Santos della Colombia. Allo stesso modo Anonymous lanciò un avvertimento di attacco ai governi di Cile e Perù per appoggiare l’agenda dei capi del mondo, secondo le loro stesse parole. Il sito del Pentagono, i server della NATO, la metro di San Francisco (USA), il sito di Master Card e Visa, 70 agenzie di polizia negli stati uniti, il sito del governo della Malesia, il sito del ministero dell’energia cileno, diversi siti del governo di Tunisi, Egitto e Brasile, tra molti altri paesi, per il momento non sono stati toccati da attacchi virtuali. Anonymous comincio la sua lotta a seguito della rappresaglia subita da WikiLeaks, dichiarando guerra a tutti coloro che non appoggiarono Julian Assange. Gli attacchi hanno come fine il saturare di connessioni “spazzatura” diversi siti web mondiali. Ciò si ottiene inviando numerose richieste al server di un determinato sito contemporaneamente. Quando si sorpassa la capacità di banda si ha una saturazione del server  e questo lo disabilita. Hanno un motto o un grido di guerra e dice cosi: “siamo Anonymous!”; “siamo tutti, siamo uno!”; “siamo una legione!” Non perdoniamo. Non dimentichiamo.”
Una serie di video caricati su Youtube e la copertura del mainstreaming dell’informazione dimostrano che sono prese molto sul serio le minacce di questi hackers, ma chiunque siano, perché proprio adesso? Perché decidono di lanciare questi tipi di attacchi a basso impatto? Loro stessi dicono che non vogliono causare danni; senza dubbio, con tutto ciò che sappiamo sulla CIA e sulle sue azioni commesse nel passato, avremmo un motivo più che giustificato per disabilitare per sempre  i suoi database, non è vero? Perché non lo fanno? Potremmo chiedere. Dopo anni di investigazione, dopo aver sentito diversi testimoni ed essere come voi testimoni delle bugie dei governi, non posso che arrivare alla conclusione che Anonymous è semplicemente un cavallo di Troia inviato dall’elite che vuole instaurare il nuovo ordine mondiale chiudendo per sempre internet o, almeno, controllarlo totalmente. La stessa impressione l’ho avuta con WikiLeaks, e mi spinse a scrivere un articolo su Julian Assange, che sembra essere una vittima o a volte un agente doppio del progetto MK Ultra.
Per quel che riguarda Assange, mi sembra quasi incredibile che una sola persona possa disporre di una tale quantità di dati segreti. Se non si è notato ancora, tutti quei documenti confidenziali mettono tutti contro tutti, dato che sembrano più di sospetti agli occhi dei coinvolti. Così il governo degli Stati Uniti ha già una scusa per voler controllare o chiudere internet.
Adesso appare Anonymous e i suoi attacchi alla rete, più che aiutare, danno maggiori motivazioni per chiudere internet. Le sue azioni sembrano essere un attacco “false flag” del governo invisibile contro l’umanità già schiavizzata. Se si va indietro di una trentina di anni e si prosegue fino al 2000, gli hackers di quel periodo che cercarono di ottenere dati dal governo e/o che volevano semplicemente curiosare sono stati arrestati e alcuni anche per anni, multati con forti ammende e ingiunti di avvicinarsi ad un PC per il resto della vita. Essi non causarono nulla di grave che si potesse identificare come una minaccia alla sicurezza nazionale. Perché proprio ora questo gruppo spunta fuori e crea questo danno? Perché esso è quel che è. Alla lunga che il sito del governo, della NATO o del Pentagono siano attaccati, non fa altro che riaffermare la volontà da parte delle entità autoritarie di chiudere internet. Daniel Estulin, il famoso scrittore che senza paura rese pubblica l’agenda segreta del gruppo Bilderberg, lanciò il suo nuovo libro intitolato “Smontando WikiLeaks”, nel quale afferma che la CIA ha come obiettivo chiudere internet e che WikiLeaks è la miglior arma per riuscirci. Estulin mette in relazione le persone e le entità che finanziano il sito di Assange, ed i loro forti vincoli e connessioni con la CIA. Senza dubbio, prima di riuscire a controllare internet, hanno bisogno di sapere tutto su di te. Per questo hanno teso un’innocente ma sofisticata trappola per riuscirci e sono molto più vicino di quello che immagini.
Anonymous, come WikiLeaks, crea molti dubbi. Possono davvero alcuni hackers entrare nel sito del pentagono o della NATO con tanta facilità e uscirne impuniti?
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Microsoft, Google e il Nuovo Ordine Mondiale

Microsoft, giustamente, non poteva mancare in questa “invasione della privacy” accompagnata a succulenti guadagni. La società di software lanciò nel mercato nel 2006 il nuovo sistema operativo Windows Longhorn. Paul Koch nel suo libro “Illuminati” già ci metteva in guardia riguardo alla nuova tecnologia di spionaggio che sarebbe stata installata in serie nei nuovi PC di tutto il mondo che contenevano il nuovo sistema operativo.
“Le sue principali e sinistre caratteristiche sono in materia di sicurezza. Con l’eccentrico nome di “Palladium” fu battezzato il nuovo software sulla sicurezza del PC, esso realizzerà i seguenti obiettivi:  informerà su chi è e cosa sta facendo la persona con cui si sta trattando online; identificherà il tuo PC come unico e personale e potrà limitare ciò che arriva e ciò che esegue; inoltre controllerà tutti i dati in entrata e in uscita attraverso internet assicurandosi che arrivino alle persone adeguate”.
Quello che non ti diranno quando lo acquisterai è che tutta la navigazione in internet, tutto ciò che ricevi ed invii, ti indicherà come autore, oltre che rimanere dettagliatamente archiviata, dove? Nelle “cookies” che verranno inviate al database di solo Dio sa chi. Bello, vero? Tutto il contrario  della tanto difesa politica di privacy che presumibilmente applica Microsoft.
Questi sono gli sfondi della nuova immagine corporativa del nuovo sistema operativo Longhorn. La cosa curiosa è che il lettore può notare facilmente l’uso ricorrente della simbologia esoterica nei loghi della maggior parte delle imprese del pianeta, e Microsoft non fa eccezione. Investigate di vostra iniziativa e unite i fili … vi ritroverete una sorpresa. Qui la somiglianza dell’icona del gigante Google con l’occhio che tutto vede (illuminati). Coincidenza? Come sempre, siate voi i giudici.
Google nemmeno si tira indietro nei suoi intenti di soddisfare la sete di soldi dei suoi usurai, nonostante ciò che dice. Il famoso motore di ricerca ha avuto una crescita elevatissima. Prima ha comprato i diritti di Wikipedia. Come conseguenza, ogni volta che si fa una ricerca con questo motore di ricerca , le prime 5 pagine di risultati giustamente hanno a che vedere con la famigerata “enciclopedia libera”, in pratica prende una forma monopolistica dato che le risposte alla ricerca sono nell’ordine che loro decidono. Sia per mancanza di tempo, di accuratezza,  confidenza ecc. la maggior parte delle persone non consulta oltre le prime 5 pagine. Qualcuno ci vede una manipolazione? Io si.
Google non è nella realtà ciò che pensiamo. Il fatto che non ha quasi nessuna competenza e nonostante ciò sta assorbendo altre imprese come Wikipedia (che si suppone fosse del popolo) evidenzia tendenze al monopolio, e questo va contro la legge degli Stati Uniti e di molti paesi nel mondo.
Video di Google Earth connesso a tutta la rete di vigilanza del mondo.
“Never Vision” è una applicazione relativamente nuova inclusa nel famoso motore di ricerca che è capace di identificare qualunque persona grazie al riconoscimento facciale tramite la web cam che hai installata nel tuo portatile. Google può selezionare una foto di chiunque e sapere tutte le sue informazioni, dato che esso scava nei dati personali degli individui estraendoli da differenti reti sociali, Facebook compresa. Parallelamente, Google Earth si supera di giorno in giorno. Chiunque sia disposto a pagare 100 dollari avrà a sua disposizione una applicazione che genera una mappa 3d di qualunque città, paese o zona geografica del pianeta in tempo reale, per cortesia dell’impresa KeyHole, ed inoltre la possibilità di osservare oggetti fino a 30 centimetri di grandezza, lasciando letteralmente allo scoperto tutti i paesi. Molte nazioni già stanno denunciando Google perché sta rivelando zone sotto la giurisdizione militare, o perché semplicemente pensano che è poco etico, ed hanno ragione. Esistono delle macchinine che circolano per le città filmando le vie, che poi inviano tramite GPS ai satelliti in orbita. Non c’è bisogno di una laurea per capire che questo può essere un’arma a doppio taglio in mano a gruppi terroristici, dando per scontato che esistano davvero.
L’ultima potenziale minaccia silenziosa viene dall’impresa “23 and me” e permette a Google di avere accesso a tutte le tue informazione, chi sono i tuoi familiari dove si trovano o dove hanno vissuto. Con una semplice analisi del sangue possono analizzare i 23 cromosomi della persona e creare una scheda del tuo genoma. Il kit è disponibile ad una modica cifra e lo puoi vedere nella foto qui sotto. Gmail, la famosa posta elettronica ti incanta con la capacità di memoria che possiede. Una delle sue frasi pubblicitarie ti dice quando vuoi cancellare una delle tue mail “perché cancellare le informazioni se hai tanto spazio per archiviarle?” Dunque, nonostante tu decida di cancellare tutte le informazioni, hai la certezza che se le terranno. La rivista “Managers magazine” pubblicò un articolo intitolato “i sette peccati capitali di Google”. A guardare bene Gmail ci impone dei limiti, e certe cose le censura come potete leggeri qui.
Un ordine uguale da destra a sinistra. Questo è il kit che è disponibile a 1000 dollari che consiste in una siringa e una piccola provetta per il sangue. Dopo devi semplicemente inviare il tuo campione via posta. A seconda da dove proviene, in circa una settimana, avrai la risposte del tipo di sangue e del tuo conteggio cellulare, DNA, ed altri dati che andranno ad arricchire il database di questa compagnia e di altre che non si sanno. Questa impresa farà una scansione genetica e ti dirà quante possibilità hai di contrarre il cancro, per esempio, chi sono i tuoi familiari, con chi sei imparentato e il luogo dove vivi
Tutte le applicazioni che vengono esposte qui, evidenziano un chiaro e determinato fine: averti sotto controllo. Non sono contro la tecnologia visto che potrebbe tranquillamente renderci la vita più semplice e sicura. Nonostante ciò, non possiamo fare uso dei nostri dati privati come ci aggrada. Al contrario loro possono farne l’uso che vogliono, che non è accettabile. Nonostante i loro motivi e azioni possano essere chiari, ad oggi nessuno è certo perché vogliano tutti questi dati e cosa se ne facciano. Anche se sono certo che la risposta è limpida. Io ho la mia opinione, e voi?
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ACTA: il nuovo regime poliziesco della rete.

 Nell’agosto 2007, paesi come gli Stati Uniti, la UE, Svizzera e Giappone  decisero di riunirsi per negoziare l’ACTA (anti-councerting trade agreement). Con questa sigla pretendono regolare, legiferare e sanzionare ciò che riguarda il copyright a livello globale, e allo stesso tempo evitare i download illegale dal web. Fondamentalmente pretendono sradicare per sempre questa pratica che non temono a definire un furto.
Tutti abbiamo in casa un film, una fotocopia, un archivio di MP3 o MP4 che abbiamo scaricato dalla rete, giusto? La domanda è: l’avete rubata o copiata? L’ACTA parla di falsificazione. Copiare è falsificare? Secondo la legge è rubare, secondo l’opinione comune è condividere. Lentamente diversi paesi stanno cambiando la loro politica di neutralità rispetto allo scambio di informazioni e dati via internet, invertendola completamente. La prova si può trovare su Youtube. Certi video musicali, conferenze o documentari non possono essere riprodotti, perché facendolo appare un contundente messaggio “il video non è disponibile per il suo paese”. La cosa preoccupante è che l’ultima riunione sull’ACTA, tenutasi in Messico nel gennaio 2010, fu a porte chiuse, senza stampa e senza divulgare nulla a nessuno. Perché?  Un esempio semplice è il seguente: supponiamo che paghiate per un corso di cucina di base. Dopo torni a casa ed insegni alla tua ragazza ciò che hai imparato. Secondo l’ACTA tu, ma anche la tua ragazza, divenite criminali per questa semplice ragione; che ti sembra? Se si sospetta che hai condiviso informazioni, l’ACTA ha la possibilità di perseguirti penalmente, farti andare in carcere e multarti. Ora viene il meglio. Perché importa così tanto ai governi del mondo regolamentare i diritti d’autore? Molto semplice. Immaginiamo il seguente schema: c’è un creatore che chiameremo “X”, che scrive un libro, una canzone o gira un video. Il prodotto creato lo chiameremo “Y”. Poi abbiamo un compratore che chiameremo “Z”, che acquista da “X” la creazione “Y”. Senza dubbio manca una variabile, che ancora non abbiamo specificato, che chiameremo “M”, che rappresenta l’entità, persona, casa discografica o editoriale, che in sua assenza sfruttano, in quanto commercianti, le doti di “X”, lo omologano e lo vendono al destinatario finale “Z”. Quello che accade con lo scambio o la condivisione di qualunque creazione di “X” nella rete, rende inutile “M”. Ciò logicamente preoccupa “M”, perché smette di guadagnare soldi, e stiamo parlando di molti. “M” non ha interesse in “X”, ma soltanto nelle percentuali di guadagno.
L’ACTA è stato presentato come un ampio trattato sulla falsificazione di marchi e bene fisici, però la segretezza dei negoziati e le ultime indiscrezioni, confermano un sinistro obbiettivo: instaurare un regime poliziesco in internet, criminalizzando e restringendo la libera circolazione di informazioni.
Tornando all’ACTA, quando questi negoziati a porte chiuse saranno approvati, e lo saranno, le imprese che forniscono internet (ISP) saranno obbligate ad ispezionare tutti i dati che invierai o riceverai via mail e che possano contenere diritti d’autore. Questo significa che se invii o ricevi un MP3 o un libro pdf., che provenga da un familiare un collega o un amico, rischi … rischieremmo come minimo la disconnessione o il dover fronteggiare accuse di falsificazione. Inoltre sono inclusi i video privati che hanno come sottofondo per esempio la musica di uno stereo, o la citazione di un articolo coperto da copyright di una qualunque rivista. Strano, no? La cosa più incredibile è che questi supposti illeciti saranno segnalati alla rivista o alla casa discografica, che potranno – e lo faranno- citarti in tribunale. Allo stesso tempo le imprese di fornitura internet dovranno accertarsi che nei suoi server non ci siano archivi di proprietà intellettuale coperta da copyright. Questa sarà la rovina di tutti i siti che contengono immagini video e tracce audio. Che accadrebbe a siti come Youtube? Questa è la previsione dell’imminente futuro che ci attende. Quando tutto ciò accadrà, tutto sarà controllato, e sfortunatamente io non potrò più fare informazione tramite questo blog, perché probabilmente sarò arrestato. In ogni caso vale la pena lottare per le cause che sono giuste e corrette e a favore di tutta l’umanità. Se unissero tutti gli sforzi che fanno i vari governi e con l’approvazione definitiva dell’ACTA, non potrai nasconderti da nessuna parte se cerchi di condividere un archivio in linea. Il seguente video rende bene l’idea e spiega in maniera semplice la terribile nuova realtà che si avvicina.
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