5 settembre

1981 – Le disposizioni sul delitto d’onore e sul matrimonio riparatore sono abrogate dal Parlamento Italiano con la legge n. 442. Tale costume, diffuso soprattutto al Sud, era anacronistico, tragico, umiliante soprattutto per le Donne ed era un “residuo legislativo” del Codice Rocco, in vigore dal Fascismo, e in forte contraddizione con il Nuovo Diritto di famiglia e il divorzio, vigenti da tempo nella legislazione italiana. (In fondo potrai vedere alcune sequenze dal film “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi)
locandina-tn-divorzio-all-italianaVale la pena di riportare il dettato originario della norma:
Codice Penale, art. 587
Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.
Persino dopo il referendum sul divorzio (1974), e dopo la riforma del diritto di famiglia, l’art. 587 del codice penale consentiva ancora, fino all’abrogazione, che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie (o il marito, nel caso ad esser tradita fosse stata la donna), la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”. La circostanza prevista richiedeva che vi fosse uno stato d’ira, che veniva in pratica sempre presunto. La ragione della diminuente pena doveva reperirsi in una “illegittima relazione carnale” che coinvolgesse una delle donne della famiglia; di questa si dava per acquisito, come si è letto, che costituisse offesa all’onore.
sedottaeabbandonataSia il delitto d’onore che il matrimonio riparatore erano normati dal Codice Rocco, molto lontano dalla nuova, paritaria concezione della morale sessuale, della parità tra coniugi, dalla mentalità e sensibilità della società italiana. Al tempo della promulgazione del Codice Rocco (anni ’20) vigeva l’istituto del “matrimonio riparatore”, che prevedeva l’estinzione del reato di violenza carnale nel caso che lo stupratore di una minorenne accondiscendesse a sposarla, “salvando l’onore della famiglia”. La violenza carnale era infatti considerata un reato contro la morale, e non contro la persona.
I movimenti femminili avevano da tempo lottato perché le norme fossero abolite, rivedendo tutto l’impianto giuridico italiano relativo al matrimonio, allo stupro, alla separazione, ai figli.
Quanto all’ordinamento penale italiano, la prima innovazione venne dalla Corte Costituzionale, la quale aveva sancito l’incostituzionalità dell’art. 559 del codice penale, che prevedeva la punizione del solo adulterio della moglie e non anche del marito e del concubinato del marito.
pasqualino-settebellezzeUn disegno di legge dell’on. Reale, mentre era Guardasigilli, e la revisione dell’ordinamento penale condotta da Giuliano Vassalli avevano tentato di abrogare le norme del Codice Rocco senza riuscirvi, per interruzione della legislatura, già nel 1968.
Poi i movimenti d’opinione, l’impetuoso mutamento dei costumi, il referendum sull’aborto, le mutate condizioni politiche nel paese e in parlamento portarono all’abrogazione con la legge n. 442, nell’81, molto tempo dopo.

Indimenticabili su questi temi i film di Pietro Germi “Divorzio all’italiana” (tratto dal romanzo “Un delitto d’onore” di Giovanni Arpino) del 1962 e “Sedotta e abbandonata” del 1964. Il delitto d’onore in epoca fascista viene trattato da Lina Wertmuller nel film “Pasqualino Settebellezze“.
Pasolini, sullo stesso tema, girò il documentario “Cos’è l’onore di un uomo?”.

 

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