Abi, famiglie sempre più “liquide”: volano i depositi ma obbligazioni a picco

Il Rapporto mensile Abi. A settembre nuovi minimi storici per i tassi d’interesse su mutui e prestiti. In netta ripresa i mutui, in crescita di quasi il 2% su base annua ad agosto. Sempre più rallentata la crescita delle sofferenze

di ROSARIA AMATO
A fine settembre i depositi aumentano di oltre 43 miliardi rispetto all’anno precedente: su base annua, rileva l’Abi nel Rapporto mensile appena diffuso, si tratta di una crescita del 3,4%. Se conti correnti, certificati di deposito e pronti contro termine sono in deciso rialzo, invece frena la raccolta a medio e lungo termine, segno che le famiglie tendono ancora a scegliere forme liquide di collocamento del risparmio. Infatti la raccolta tramite obbligazioni a settembre si riduce del 16,6%, in termini assoluti si tratta di una diminuzione su base annua di oltre 65 miliardi di euro.

Un dato che trova un corrispondente anche nel lieve calo della capitalizzazione complessiva del mercato azionario italiano (1,6 miliardi in meno a settembre rispetto ad agosto ma 99 miliardi rispetto allo stesso mese dell’anno precedente). Sul fronte degli investimenti delle famiglie, dal Rapporto Abi emerge un balzo in avanti delle assicurazioni ramo vita, fondi pensione e TFR, che hanno segnano un aumento del 6,1%, a fronte del calo di azioni e partecipazioni.

Si conferma la decisa ripresa dei mutui: l’ammontare complessivo dei mutui in essere delle famiglie ha registrato un variazione positiva di quasi il 2% nei confronti di fine agosto 2015 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento). Il minimo storico si era tocato nel giugno 2015, con un calo dell’1,24%. Per i nuovi mutui l’Abi rileva un’impennata, favorita probabilmente anche dai tassi di interesse che a settembre si sono posizionati su livelli ancora più bassi: il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato pari al 2,97%, nuovo minimo storico rispetto al 2,99% di agosto. Anche il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni (i mutui) si è attestato su un nuovo minimo storico di 2,05% (in calo rispetto al 2,16% del mese precedente, era al 5,72% a fine 2007).

Del resto la forte richiesta di mutui ha una corrispondenza nell’aumento delle compravendite di abitazioni: nel secondo trimestre 2015 si registra un balzo del 21,8%, mentre i prezzi nominali continuano ancora a scendere.

Ancora a settembre, il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) si è collocato all’1,02% (1,04% il mese precedente; 2,89% a fine 2007). Il tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito) si è attestato allo 0,42% dallo 0,43% del meseprecedente), quello sui PCT a 1,36% (1,34% il mese precedente). Il rendimento delle obbligazioni è risultato pari al 2,78%.

La differenza fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a settembre 2016 è risultato pari a 195 punti base, identico al valore di agosto. Prima dell’inizio della crisi finanziaria, a fine 2007, tale spread aveva toccato i 329 punti.

In sostanziale stazionarietà le sofferenze nette: a fine agosto 2016 sono pari a 84,7 miliardi di euro, un valore non troppo distante dagli 84,4 miliardi di luglio. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,76%, era al 4,73% a luglio 2016, al 4,93% a fine 2015. Certo siamo lontani dal tasso dello 0,86%, prima dell’inizio della crisi, però l’Abi segnala che da altre statistiche si rileva un rallentamento del tasso d’ingresso in sofferenza, una tendenza positiva che riflette uno scenario macroeconomico in miglioramento.

FONTE: repubblica.it
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