Introduzione di altrainformazione.it

Il seguente articolo di chiara fede mondialista descrive entusiasta i progressi ottenuti dall’elite finanziaria internazionale nello strappare “pezzi” di sovranità nazionale agli Stati. Andando avanti di questo passo, molto presto nessun governo politico nazionale potrà (anche qualora lo volesse) più far nulla per opporsi alla dittatura bancaria e alle regole imposte da organismi finanziari internazionali come la BCE e il MES.  E’ tuttavia sufficiente leggere lo Statuto del MES per capire che tipo di Nuovo Ordine Mondiale stanno costruendo i globalizzatori che premono per la concentrazione di tutte le risorse e di tutti i poteri nelle loro mani. Il livello di immunità e di impunità garantito da qualsiasi giurisdizione e il collocamento dei membri del MES al di sopra della legge coincide perfettamente con i privilegi assicurati da uno stato di dittatura ai suoi tiranni.

 

Leggete ad esempio cosa prevede l’art.32 del testoTRATTATO MES

di Angelo Baglioni

Il vertice europeo del 28-29 giugno ha rappresentato un deciso passo avanti nella gestione della crisi europea. L’aspetto forse più positivo è che si è trattato di un vero vertice, con una trattativa serrata e con decisioni cruciali. Per una volta, non abbiamo assistito al solito rito dei vertici inutili, che si concludono senza alcuna vera decisione ma solo con un comunicato che ha come unico scopo quello di “calmare” i mercati finanziari, guadagnando un po’ di tempo fino al vertice successivo.

Per quanto riguarda l’area euro, le decisioni fondamentali possono essere riassunte come segue:
– la supervisione sulle banche passerà dalle autorità nazionali alla Banca centrale europea (Bce);
– solo dopo che tale trasferimento di sovranità sarà attuato, il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Esm) potrà intervenire direttamente nelle operazioni di salvataggio e ricapitalizzazione delle banche, previa firma di un Memorandum contenente le condizioni per l’assistenza finanziaria;
– il fondo europeo Esm potrà intervenire sul mercato (primario e secondario) dei titoli di stato per stabilizzarne i rendimenti, a patto che i paesi interessati firmino un Memorandum contenente le condizioni per l’assistenza finanziaria, nelle quali saranno inclusi gli impegni presi nell’ambito del semestre europeo e del fiscal compact, nonché in eventuali procedure per disavanzi eccessivi.

Procedura speciale


Il trasferimento della supervisione bancaria alla Bce è un tassello importante del cammino verso la “unione bancaria”. Gli altri tasselli dovrebbero essere: una assicurazione europea dei depositi e un fondo europeo per la gestione delle crisi bancarie.
L’assegnazione della supervisione alla Bce potrà avvenire con una decisione del Consiglio europeo (seppure dopo avere consultato il Parlamento e la Bce stessa): potrà quindi essere fatta in tempi relativamente rapidi per gli standard europei. Al contrario, gli altri due tasselli del nuovo disegno istituzionale dovranno passare per il solito tortuoso procedimento, che prevede una proposta di direttiva da parte della Commissione Ue e poi l’approvazione da parte del Parlamento e del Consiglio europeo: sono prevedibili tempi lunghi.
Per ora, sul fronte della gestione delle crisi bancarie abbiamo solo una proposta di Direttiva, presentata dalla Commissione il 6 giugno scorso. Essa prevede una procedura speciale per gestire le crisi bancarie, diversa dalle normali procedure fallimentari. Tale procedura dovrà assicurare che una banca in crisi finanziaria possa continuare ad operare, evitando così che si interrompa la sua partecipazione al sistema dei pagamenti, dei prestiti e dei depositi.
Nello stesso tempo, essa dovrà imporre ad alcuni soggetti gli stessi costi che avrebbero sopportato in un normale fallimento: i manager, gli azionisti, i creditori non garantiti. In questo modo si eviterebbero i rischi sistemici dei fallimenti bancari e allo stesso tempo il rischio morale dei salvataggi. Tuttavia, la direttiva prevede solo il coordinamento tra le regole e le autorità nazionali, senza un trasferimento di sovranità.
L’intervento diretto dello Esm nelle operazioni di ricapitalizzazione delle banche in crisi ha un duplice vantaggio: 1) evita che il passaggio dei fondi europei tramite il governo nazionale del paese interessato faccia salire il debito pubblico di quel paese; 2) consente allo Esm di porre precise condizioni alle banche interessate per l’accesso ai fondi europei.
Tuttavia, la Spagna non potrà per ora usufruire di questa modalità di intervento, che è subordinata al trasferimento della supervisione alla Bce. L’intervento diretto dello Esm non è previsto dallo statuto dello stesso. Potrebbe quindi rendersi necessaria una revisione dello statuto per rendere operativa la decisione del 29 giugno: questo comporterebbe ovviamente un ritardo di applicazione.

 

Tra Roma e Atene


La terza decisione è quella che ci riguarda più da vicino, ed è stata caldeggiata dal governo italiano. Il nostro governo premeva per introdurre maggiore flessibilità nell’utilizzo del fondo europeo Esm, in modo che esso potesse intervenire sul mercato dei titoli di stato e porre un argine agli spread dei paesi in regola con gli accordi europei in tema di finanza pubblica. Il risultato del vertice è stato un compromesso. Esso prevede che, per usufruire dell’intervento dello Esm, anche nella forma di acquisto di titoli sul mercato, si passi tramite una richiesta del governo interessato e una trattativa, che porti alla firma del Memorandum di intesa. Sotto questo profilo non c’è nulla di più di quanto già previsto dallo statuto dello Esm. La novità potrebbe essere l’esclusione di condizioni aggiuntive rispetto a quelle già concordate nell’ambito del semestre europeo, ma questo aspetto è al momento ancora oggetto di trattativa.
Problemi di procedura e di risorse renderanno prevedibilmente poco efficace il meccanismo anti-spread fornito dallo Esm. Sarebbe molto più efficace un meccanismo fornito dalla Bce. La Banca centrale è l’unica istituzione dotata delle risorse e della flessibilità per mettere un freno agli spread. Tale compito rientra nella sua responsabilità di assicurare condizioni monetarie uniformi nell’area euro. Tuttavia questa evoluzione è stata sempre osteggiata dalla Bundesbank, che ha ottenuto l’abbandono del programma di acquisto di titoli di stato da parte della Bce (Securities Market Program).
Il giudizio sui risultati del vertice è nel complesso positivo, nonostante i limiti appena illustrati. Certo il cammino verso l’unione bancaria è ancora lungo, ma almeno è stato iniziato. Al contrario, il percorso verso una maggiore integrazione fiscale e politica tra i paesi dell’area euro rimane ancora tutto da disegnare, ed è stato completamente assente dal vertice di fine giugno. Rimangono quindi importanti questioni di fondo da risolvere, insieme ai problemi più urgenti da affrontare, a cominciare dal caso della Grecia.
Il nuovo governo greco chiederà presto una revisione sostanziale del Memorandum; se l’atteggiamento della Troika rimarrà intransigente, la Grecia sarà spinta verso una insolvenza disordinata. La prospettiva di una uscita dall’area euro della Grecia danneggia i paesi ad alto debito come l’Italia, che continuano a pagare alti tassi d’interesse sul debito anche per compensare gli investitori esteri di un rischio di cambio, dovuto alla possibilità di un break-up della zona euro.

 

Angelo Baglioni Insegna Economia Politica presso l’Università Cattolica di Milano, Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative. È redattore della Voce.info.

Commenta su Facebook