Fonte: Réseau Voltaire

Tripoli (Libia) 1 Agosto 2011

I musulmani sono invitati a cessare le ostilità durante il mese di Ramadan. Niente di significativo dovrebbe aver luogo sul piano militare in Libia fino al 28 agosto. Ma chi si avvantaggia del tempo che passa?

Con l’inizio del Ramadan, le operazioni militari della NATO in Libia sprofondano nella confusione totale, nota Alexis Crow.

L’analista della Chatham House specializzata nello studio dell’Alleanza Atlantica, è stata una dei maggiori esperti dei think tank occidentali ad affrontare pubblicamente la questione del ruolo di al-Qaida tra le “forze ribelli“. Oggi è la prima a mettere i piedi sul piatto: i leader politici dell’Alleanza hanno abbandonato i loro scopi bellici, ufficiali e ufficiosi. Non hanno, a rigor di termini, una strategia alternativa, oltre alla ricerca di una crisi che gli consenta di stare con a testa alta. Chiaramente, non è più solo lo stato maggiore francese, ma anche Londra, ad essere preoccupata nel vedere le proprie forze impantanate in Libia, senza nessuna soluzione in vista.

Proteggere i civili” non è mai stato altro che uno slogan fuori dalla realtà. Ma non si tratta più per la NATO di “cambiare il regime” a Tripoli, o anche di dividere il paese in due stati separati, con capitali Tripoli e Bengasi. Al massimo, Bruxelles spera di ottenere uno statuto autonomo per un paio di enclave.

Consapevole del disastro politico e militare, Washington cerca una soluzione negoziata, pur indicando che non è che perché la NATO ha perso la guerra, debba fermare i suoi bombardamenti. Il tempo è dalla nostra parte, dicono gli emissari statunitensi, mentre il Consiglio nazionale di transizione svuota i conti bancari della Jamahiriya, congelati dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

In ogni caso, se Washington ha fatto un errore e non riesce a porre rimedio alla situazione, è perché non comprende per nulla il comportamento dei libici. Intossicati dalle loro stessa propaganda, gli Stati Uniti credendo di avere a che fare con una dittatura centralizzata e verticale, scoprono un sistema orizzontale e opaco, in cui il potere è sbriciolato, compresa l’autorità militare. S’incontrano in varie capitali con numerosi emissari di cui non riescono a misurare la rappresentatività. E dietro tutto ciò, non capiscono le reazioni di Muammar Gheddafi, sfuggente, che è anche convinto che il tempo sia a suo favore.

La strategia occidentale era semplice: sfruttare la normalizzazione della Libia e la sua apertura economica per formare una classe di golden boys e tecnocrati libici, che alla fine avrebbero preferito la American Way of Life al Libro Verde. Una volta maturato questo processo, la CIA ha organizzato gli eventi di Bengasi e la loro distorsione mediatica. I francesi e gli inglesi si sono fatti avanti con i loro discorsi umanitari, in vista di una possibile azione sul terreno che necessitava di carne da cannone. Il Consiglio nazionale di transizione è stato creato raccogliendo membri americanizzati della classe dirigente, con l’aggiunta di vecchi esuli dalla CIA dalla caduta della monarchia, oltre ai combattenti di al-Qaida, addestrati da una fazione saudita.

Anche se apparentemente eteroclita, questa coalizione si basa sulla comune storia dei singoli membri che la compongono. La maggior parte ha lavorato per gli Stati Uniti da molto tempo e ha cambiato diverse volte appartenenza politica, a causa dei cambiamenti tattici che Washington le ha ordinato. Molti sono segretamente membri della Fratellanza Musulmana.

Fedele al Libro Verde, Muammar Gheddafi ha consapevolmente incentivato queste fratture di classe, annunciando il 22 febbraio la dissoluzione di vari ministeri e la distribuzione del loro budget in parti uguali tra tutti i cittadini (21000 dollari USA a persona). Vedendo il “Fratello Leader” far rivivere il suo progetto anarchizzante, i privilegiati che si sono arricchiti durante la liberalizzazione economica si sono spaventati. Alcuni hanno scelto di fuggire in Occidente con le loro famiglie e il loro gruzzolo, mentre altri credevano in una vittoria rapida dell’Alleanza Atlantica ed hanno aderito al CNT, sperando di governare la Libia l’indomani.

Per effettuare questa rivolta colorata, Washington aveva solo una carta: l’arruolamento di un compagno di Muammar Gheddafi, il generale Abdel Fatah Younes, Ministro degli Interni. E’ stato il suo cambio di campo che ha reso possibile la trasformazione delle operazioni di destabilizzazione politica in un’avventura militare. Ma l’assassinio del generale Younes da parte dei suoi rivali, il 28 Luglio 2011, ha provocato il collasso dell’”esercito ribelle” e rivela l’artificiosità del Consiglio nazionale di transizione.

Oggi ci sono più di 70 gruppi armati, noti come “ribelli”. Quasi tutti riconoscevano l’autorità di Abdel Fatah Younes, che ha tentato di coordinarli. Dal momento dell’annuncio della sua morte, ogni gruppo ha ripreso la sua autonomia. Alcuni, che hanno creato un proprio governo, cercano di ottenere il riconoscimento dagli Stati membri della Coalizione, tra cui il Qatar, allo stesso titolo del CNT. Ogni località ha il suo signore della guerra che vuole proclamare l’indipendenza. In pochi giorni, la Cirenaica è stata “irachizzata“. Il caos è tale che il figlio del generale Younes, al suo funerale, ha chiesto il ritorno di Gheddafi e della bandiera verde, il solo modo, a suo dire, di ripristinare la sicurezza della popolazione.

Quindi, basta ascoltare i discorsi di Muammar Gheddafi per capire la sua strategia. Mentre le strade di Bengasi si sono svuotate, manifestazioni di massa sono state organizzate in tutta la Tripolitania e il Fezzan, per condannare la NATO. Il “Fratello Leader” vi interviene con gli altoparlanti e dialoga con la folla. Spiega che una tregua rapida metterebbe a repentaglio l’unità nazionale, mentre la prosecuzione della guerra darebbe il tempo per rovesciare il potere illegittimo del CNT e, quindi, preservare l’integrità territoriale della Libia. Il colonnello Gheddafi, che ha radunato la sua tribù, ora intende conquistare le persone che continuano a sostenere il CNT. Nel suo intervento audio, chiama il suo popolo a prepararsi a liberare le città occupate. Dovranno muoversi in massa, senza armi, per riguadagnare il controllo delle sacche “ribelli” in modo non violento.

Muammar Gheddafi, che ha già sconfitto politicamente la forza aerea della NATO, pensa di poter vincere anche politicamente, sul terreno, i “ribelli“.

In questa situazione inestricabile, in cui molti giocatori non sanno cosa fare, i riflessi prendono il posto del pensiero. I sostenitori del Libro Verde intendono approfittare della fuga dei tecnocrati per tornare ai fondamenti della Rivoluzione, le persone intorno a Saif el-Islam credevano di poter sposare il gheddafismo con la globalizzazione negoziando con i loro amici occidentali; e la NATO bombarda ancora una volta i siti che ha già bombardato ieri e l’altro ieri.


*Thierry Meyssan, intellettuale francese, presidente-fondatore del Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica internazionale nella stampa araba, latino-americana e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007). Recente libro tradotto in italiano: Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre (Fandango, 2003).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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