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Il superpotere ombra

sabato, maggio 12, 2012

Scordatevi della Cina: con un totale di 10.000 miliardi di Dollari, il mercato nero rappresenta, a livello mondiale, la  più grande e crescente economia — e ne costituisce il suo futuro.

Di Robert Neuwirth1

 

Dotato del solo telefono cellulare, e della promessa di denaro da parte dello zio, David Obi ha fatto qualcosa che il governo nigeriano ha cercato di fare per decenni: ha capito come portare l’energia elettrica alle masse, nel paese più popoloso dell’Africa.

Non era una questione di tecnologia. David non è un inventore o un ingegnere, le sue intuizioni nei riguardi dei problemi elettrici del paese non avevano niente a che vedere con le fantasie sul fotovoltaico, o sulle turbine per sfruttare l’Harmattan2, o su qualsiasi altra fonte alternativa di energia. Al contrario, a 7.000 miglia da casa, ed utilizzando una lingua che a malapena riusciva a parlare, ha fatto quello che i commercianti fanno da sempre: un affare. Ha stretto un contratto con una ditta cinese vicino a Guangzhou per produrre piccoli generatori diesel con il marchio dello zio, Aakoo, e li ha spediti a casa, in Nigeria, dove l’energia elettrica è spesso scarsa. L’affare di David, iniziato quattro anni fa, non era enorme — ma gli ha permesso di realizzare un buon utile, e lo ha messo in una posizione di rilievo per il successo che ha avuto come mercante trans-nazionale. Come quasi tutte le transazioni tra commercianti nigeriani e produttori cinesi, essa era anche sub rosa 3, al di sotto del radar, al di fuori della vista o del controllo del governo, una parte dell’alternativo universo economico costituito dal “Sistema D”.

Probabilmente non avrete mai sentito parlare del “Sistema D4. E nemmeno io, fino a quando non ho cominciato a visitare i mercati di strada, ed i bazar non autorizzati di tutto il mondo.

Il “Sistema D” è un’espressione gergale derivata dall’Africa francofona e dai Caraibi. I francesi hanno una parola che spesso usano per descrivere le persone particolarmente efficaci e motivate. Le chiamano “débrouillards”. Dire di un uomo che è un “débrouillard”, è dire alla gente quanto egli sia pieno di risorse e d’ingegno. Le ex colonie francesi hanno scolpito questa parola nella propria realtà sociale ed economica. Essa dice che i fantasiosi ed intraprendenti mercanti che fanno le cose in proprio, senza registrazione o regolamenti burocratici e, nella maggior parte dei casi, senza pagare le tasse, fanno parte della cosiddetta “Economie de la débrouillardise“. Oppure, discorsivamente, del “Sistema D”. Questo termine si traduce essenzialmente in economia dell’ingegno, dell’improvvisazione, della fiducia in se stessi e del fai da te. Un certo numero di chef, molto conosciuti, si sono appropriati di questo termine per descrivere l’abilità e la gioia necessarie ad improvvisare un pasto da “gourmet”, utilizzando solo i comuni ingredienti che si trovano a portata di mano in una cucina.

La frase mi piace. Ha una cadenza spensierata e delle risonanze amichevoli. Allo stesso tempo afferma un’importante verità: ovvero che quello che succede in tutti i mercati non ufficiali e nei chioschi lungo le strade del mondo, non è semplicemente un fatto casuale, ma è un prodotto dell’intelligenza, della resistenza, dell’auto-organizzazione e della solidarietà di gruppo, che segue una serie di regole non scritte e ben utilizzate. È, in tal senso, un sistema.

Il “Sistema D” di solito era piccolo — alcune donne al mercato che vendono delle carote avvizzite per guadagnare una manciata di centesimi. Esso costituiva l’economia della disperazione. Ma, non appena il commercio si è allargato e globalizzato, il “Sistema D” è cresciuto in modo notevole. Oggi esso è l’economia dell’aspirazione. Esso si trova ovunque ci siano posti di lavoro. Nel 2009 l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione Economica e per lo Sviluppo), un “think tank” finanziato dai governi dei 30 più potenti paesi capitalisti, che si dedica alla promozione del libero mercato, ha concluso che la metà dei lavoratori del mondo — ovvero circa 1,8 miliardi di persone — lavora nell’ambito del “Sistema D”: al di fuori delle leggi, con lavori né registrati né regolamentati, pagati in contanti e, ancor più spesso, senza essere soggetti alle imposte sul reddito.

Sono parte del “Sistema D” i bambini che vendono limonata sul marciapiede di fronte alle loro case, i venditori al minuto nei mercati delle pulci ed in quelli di scambio, i lavoratori che cercano occupazione nei parcheggi di Home Depot5 e Lowe’s6 in tutti gli Stati Uniti. E non si tratta solo di lavori pagati in contanti (in nero, NdT). Come per l’affare di David Obi, consistente nell’importazione di generatori dalla Cina alla Nigeria, il “Sistema D” è multinazionale, e riguarda tutti i tipi di prodotto — macchine, telefoni cellulari, computers ed altro ancora – in tutto il mondo, e crea industrie internazionali che aiutano miliardi di persone a trovare lavoro e servizi.

In molti paesi – particolarmente in quelli in via di sviluppo – il “Sistema D” si sta ingrandendo più velocemente di qualsiasi altro settore dell’economia, ed è senz’altro una delle forze in crescita del commercio mondiale. Ma anche nei paesi sviluppati, dopo la crisi finanziaria del 2008-09, il “Sistema D” si è rivelato essere un importante meccanismo finanziario per riuscire a cavarsela. Uno studio del 2009 della Deutsche Bank, la grande banca commerciale tedesca, ha stabilito che i cittadini di quei paesi europei che hanno grandi porzioni delle loro economie in nero (ovvero prive di licenza e comunque non regolamentate) — in altre parole i cittadini di quei paesi dove il “Sistema D” è più robusto — se la sono cavata meglio, nella crisi economica del 2008, delle persone che vivono nelle nazioni con economia a pianificazione centralizzata e strettamente regolamentata. Studi condotti nei paesi dell’America Latina, hanno dimostrato che molte persone disperate si sono affidate al “Sistema D” per sopravvivere, durante la più recente crisi finanziaria.

Questo sistema spontaneo, governato da un organizzato spirito d’improvvisazione, sarà cruciale per lo sviluppo delle città, nel 21° secolo. L’operaio annidato presso la stessa azienda per la sua intera vita produttiva (secondo la norma del 20° secolo), è diventato parte di una specie in pericolo. In Cina, l’attuale colosso industriale del mondo, i lavoratori hanno stipendi bassi e poca sicurezza sul lavoro. Anche in Giappone, dove le grandi aziende hanno a lungo garantito occupazione a vita per i lavoratori a tempo pieno, sta emergendo l’opinione che questo sistema non sia più sostenibile, in un mondo sempre più mobile ed imprenditoriale.

Ed allora, che tipo di lavoro predominerà? Quello a tempo parziale, autonomo, notturno, ovvero le consulenze ed i redditi rattoppati in un qualche modo. Entro il 2020, secondo una ricerca OCSE, i due terzi dei lavoratori di tutto il mondo saranno impiegati nel “Sistema D”. Non c’è multinazionale, né alcun Daddy Warbucks (personaggio di un musical, NdT) o Bill Gates, né governo che possa rivaleggiare con questa dinamica dell’occupazione.Data la sua dimensione, non ha più senso parlare di sviluppo, di crescita, di sostenibilità o di globalizzazione, senza fare i conti con il “Sistema D”.

La crescita del “Sistema D” presenta una serie di sfide alle norme dell’economia, del business e della governance — in quanto esso è tradizionalmente esistito al di fuori degli accordi commerciali, delle leggi sul lavoro, dei diritti del copyright, dei regolamenti di sicurezza, della legislazione anti-inquinamento, e di tutta una serie di altre scienze politiche, sociali ed ambientali. Eppure, in tutto questo, c’è anche parecchio di positivo. In Africa, molte città — Lagos, in Nigeria, è un buon esempio — sono state spinte verso la modernità dal “Sistema D”, poiché le imprese legali non guadagnano abbastanza nel portare prodotti d’avanguardia nel terzo mondo. La Cina è diventata, in parte, produttore e centro commerciale mondiale, perché è stata disponibile ad impegnarsi nel “Sistema D”. Il Paraguay, un paese piccolo e senza sbocco sul mare, a lungo dominato da vicini più grandi e più prosperi, ha realizzato un decente equilibrio commerciale attraverso una forma di giudizioso contrabbando. Il gap digitale può essere una preoccupazione, ma il “Sistema D” sta diffondendo tecnologia in tutto il mondo, a prezzi accessibili anche ai poveri. Le comunità di squatter 7 possono essere in crescita, ma l’economia informale sta portando commerci ed opportunità anche nei quartieri al di fuori del controllo governativo. Il “Sistema D” distribuisce prodotti in modo più equo ed economico di quanto possa fare qualsiasi grande azienda. Ed anche se i governi di tutto il mondo stanno cercando di privatizzare le agenzie governative (dipartimenti responsabili della supervisione e/o amministrazione di specifiche funzioni, ndt), e di uscire conseguentemente dall’attività di provvedere alle necessità delle persone, il “Sistema D” porta avanti dei servizi pubblici — raccolta dei rifiuti, riciclaggio, trasporto, ed anche utilities.

Quanto è grande il “Sistema D”? Friedrich Schneider, presidente del dipartimento di economia alla Johannes Kepler University di Linz, in Austria, ha speso decenni nel calcolo del valore in Dollari di ciò che egli chiama le economie-ombra del mondo. Egli ammette che le sue proiezioni sono imprecise perché, in parte, ed analogamente alle imprese private ??di tutto il mondo, gli uomini d’affari che si dedicano al commercio al di fuori della legalità non vogliono aprire i loro libri contabili (quasi tutti i commercianti di successo del “Sistema D” sono ossessionati dal “conto profitti e perdite”, e tengono la contabilità dettagliata delle loro entrate e delle loro uscite in antiquati libri contabili) a quanti poi ne scriveranno in merito. E c’è anche un problema di definizione dei contorni, perché il confine tra l’economia ombra e quella legale è sfocato. L’acquisto di alcuni prodotti presso un rivenditore non autorizzato, ci mette nell’economia ombra, anche se segnaliamo il nostro profitto e ci paghiamo le tasse? E che succede se nascondiamo solo 1 Dollaro del nostro reddito, anche se il resto della nostra attività è stato dichiarato? E se vendiamo nell’ambito del “Sistema D”, anche se la nostra attività è per tutto il resto conforme alla legge? Trovare una linea di divisione netta non è facile, come ha sostenuto Keith Hart (che è stato fra i primi studiosi a riconoscere l’importanza dei mercati di strada per le economie del mondo in via di sviluppo) in una recente conversazione: “E’ molto difficile separare le belle signore africane che vendono arance sulla strada, e cullano i loro bambini fra le braccia, dai gangsters indiani che controllano il commercio della frutta, a cui devono pagare l’affitto”.

Schneider sostiene, tuttavia, che nel fare le sue stime ha tenuto conto di tutto questo. Egli dà evidenza ai soldi fatti attraverso le “azioni illegali classiche, come ad esempio i furti con scasso, le rapine, il traffico di droga, etc.”. Ciò significa che i grandi crimini sono probabilmente fuori dalle sue statistiche, anche se quei gangsters che controllano il mercato della frutta ci sono probabilmente dentro, fintanto che non siano coinvolti in un qualcosa di più nefasto che non sia la gestione di un cartello dei prezzi. Egli sostiene, inoltre, che le sue statistiche non tengono conto della “economia informale della famiglia”. Questo significa che se avete deciso di mettervi in casa fibbie e cinghie, provenienti da una società partecipata da vostro cugino, per poterle vendere e fare un po’ di denaro extra, vi trovate dentro, ma se fate la baby sitter ai bambini di vostra cugina, mentre lei se ne è andata per sistemare le fibbie e le cinghie nella sua fabbrica, allora ne siete fuori.

Schneider presenta i suoi numeri come percentuale del valore totale del mercato dei beni e dei servizi realizzati in ogni paese nello stesso anno — ovvero il prodotto interno lordo (PIL) di ogni nazione. I suoi dati dimostrano che il “Sistema D” è in aumento. Nel mondo in via di sviluppo, esso è aumentato ogni anno dal 1990, ed in molti paesi sta crescendo più velocemente di quanto lo stia facendo il PIL. Se si applicano le sue percentuali (la più recente relazione di Schneider, pubblicata nel 2006, utilizza i dati economici del 2003) alle stime del PIL fatte dalla Banca Mondiale, è possibile calcolare grossolanamente il valore approssimativo delle miliardi di transazioni sotterranee in tutto il mondo. E si arriva a questo: Il valore totale del “Sistema D”, inteso come fenomeno globale, è vicino ai 10.000 miliardi di Dollari. Il che costituisce un’altra sorprendente rivelazione. Se il “Sistema D” fosse una nazione indipendente, unito in un’unica struttura politica — lo chiameremmo “United Street Sellers Republic”, ovvero URSS o, forse, Bazaaristan — esso sarebbe una superpotenza economica, la seconda più grande economia del mondo (gli Stati Uniti, con un PIL di 14.000 miliardi di Dollari, è il numero uno). Il divario si sta riducendo, però, e se gli Stati Uniti non si tirano fuori dalla loro attuale paurosa situazione, l’URSS/Bazaaristan, concettualmente, potrebbe raggiungerlo nel corso di questo secolo.

In altre parole, il “Sistema D” somiglia parecchio al futuro dell’economia globale. In tutto il mondo — da San Francisco a San Paolo, da New York City a Lagos — le persone che praticano la vendita su strada, ed altre forme di commercio non autorizzato, mi hanno detto che mai avrebbero potuto impiantare le loro attività nell’ambito dell’economia legale. “Sono completamente fuori dalla griglia”, mi ha detto un designer di gioielli senza licenza“. Non c’è mai stata possibilità di poterlo fare in un altro modo. E non mi è mai nemmeno passato per la mente. Era finanziariamente assolutamente impossibile”. La crescita del “Sistema D” apre il mercato a coloro che tradizionalmente ne sono rimasti chiusi fuori.

Questo alternativo sistema economico offre anche l’opportunità, ad un gran numero di persone, di trovare un lavoro. Nel suo ambito, non c’è alcun taglio di personale o forma di outsourcing. Piuttosto, il mercato di strada vanta decine di imprenditori che vendono prodotti simili, e decine di lavoratori che svolgono essenzialmente lo stesso lavoro. Un economista probabilmente definirebbe inefficiente tutto questo lavoro in forma di duplicato. Ma il livello della concorrenza, sulla strada, mantiene occupate un gran numero di persone. E libera la loro energia imprenditoriale. Ed offre loro, in tutto il mondo, l’opportunità di migliorarsi.

A San Paolo (capitale commerciale del Brasile), Edison Ramos Dattora, un migrante dall’interno rurale del paese, ha avuto successo lavorando comecamelô8. Egli ha iniziato vendendo caramelle e cioccolatini sui treni, ed ora è in un ramo più redditizio del commercio ambulante — quello della vendita al dettaglio di DVD pirata di film in prima visione, per le persone a passeggio nel centro. Il suo commercio sotterraneo — deve guardarsi dai poliziotti ovunque egli vada — ha dato alla sua famiglia un tenore di vita che egli mai avrebbe sognato: un conto bancario, una carta di credito, un appartamento nel centro della città, ed abbastanza soldi per fare un viaggio in Europa.

Persino nelle situazioni più difficili e degradate, i commercianti del “Sistema D” cercano di migliorare le loro vite. Ad esempio, una discarica è l’ultimo posto dove ci si aspetterebbe di trovare speranza ed imprenditorialità. Ma un “necrofago” (persona che fruga nei rifiuti alla ricerca di qualcosa, NdT) di Lagos, Andrew Saboru, si è tirato fuori dalla spazzatura e si è trasformato in commerciante di materiali riciclati. Da solo, senza l’aiuto del governo o di qualsiasi ONG o banca (Andrew ha un conto in banca, ma questa non gli presta denaro, perché la sua impresa è priva di licenza o registrazione, e dipende da un imprevedibile lavoro di selezione fatto sull’enorme mucchio di spazzatura della megalopoli), egli ha fatto carriera. “Lagos è una città per chi ha voglia di darsi da fare”, mi disse. “Se hai un’idea, e se sei serio e disposto a lavorare, qui è possibile fare soldi. Credo che il futuro sia luminoso”. Ci sono voluti 16 anni ad Andrew per poter fare il suo passo in avanti, ma ha avuto successo, ed è orgoglioso del business che ha creato.

Ed anche noi dovremmo esserlo. Joanne Saltzberg (leader delle donne imprenditrici di Baltimora, un gruppo che sviluppa business) mi ha detto che dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento, e salutare i risultati di coloro che sono impegnati in questa economia alternativa. “Noi veneriamo solo il successo”, ha detto. “Non onoriamo la lotta. Ovvero quelle persone che non hanno accesso ad alcuna risorsa, e che devono fare due o tre lavori diversi solo per sopravvivere. Il lottare in questo tipo di economia, e l’impegno irriducibile per una vita migliore, sono davvero qualcosa da onorare“.


Traduzione di Franco per Il Portico Dipinto

 

Traduzion
Fonte: http://ilporticodipinto.it/content/il-superpotere-ombra

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