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Guardare alle giuste priorità: La nuova legge della banca centrale in Argentina

martedì, aprile 24, 2012

Come ci racconta anche  Sergio Cesaratto  (Il Governatore centrale dei nostri sogni), il Blog Revista Circus ci spiega   la ristrutturazione della Banca Centrale Argentina,  che cambia il suo target, segnando la fine del mito dell’indipendenza della Banca Centrale. Grazie Argentina. 
di John Weeks

Negli ultimi due decenni di politiche “inflation targeting”, uno degli ultimi luoghi ove cercare un politica economica pragmatica era proprio una banca centrale. Alla domanda, in quale paese la Banca centrale ha un mandato sulla crescita, la maggior parte delle persone risponderebbe, “non ce ne sono” o “non ne ho idea”. Eppure, ce n’è almeno una. In Argentina la Ley Organica per la banca centrale, passata dal Parlamento e firmata dal Presidente a marzo 2012, include un mandato inequivocabile per la crescita. E se questo da solo non basta a rendere la banca centrale dell’Argentina un’istituzione unica, certamente lo diventa, se lo uniamo al fatto che ha una donna per Governatore.

Negli anni ’90, il governo si è consacrato ad un regime economico neoliberista, tristemente famoso per l’adozione di un ancoraggio di cambio. Questa passeggiata nella follia della politica monetaria ha vincolato l’emissione della valuta interna alla valuta estera detenuta dalla banca centrale. Inizialmente lodata dai neoliberisti come la quintessenza della politica monetaria sana, alla fine del decennio è implosa in maniera spettacolare. Il disastro ha portato a una caduta del venti per cento del reddito nazionale nel periodo 1998-2002. L’inflazione è salita oltre il 100 per cento nel 2002, quando l’emergenza costrinse il governo ad abbandonare bruscamente il suo sconsiderato regime valutario (vedi grafico).
Un progetto centrale dell’ideologia neoliberista è rimuovere la politica economica dal processo democratico, per renderla “indipendente” e politicamente irresponsabile, sotto il controllo dei cosiddetti esperti. L’ideologia predica la necessità di bilanci in pareggio per mettere fuori uso la politica di bilancio anticiclica.  La disattivazione degli strumenti politici si completa con l’”indipendenza” della banca centrale, che esclude una supervisione politica. Questo isolamento estremo dal processo democratico, incarnato dalla disfunzionale Banca Centrale Europea, lascia i governi con pochi strumenti di politica economica per perseguire obiettivi diversi dalla deflazione ( “inflation targeting”).
L’elezione in Argentina di Nestor Kirchner nel 2003 ha portato a un radicale cambiamento, dal neoliberismo alla democrazia sociale. Questo cambiamento è proseguito e si è approfondito con l’elezione nel 2007 di Cristina Kirchner, che è stata rieletta nell’ottobre 2011 con quasi il 55 per cento dei voti. Nestor è morto di un attacco di cuore, alla fine del 2010.
Il cambiamento nella performance economica nazionale si è dimostrato altrettanto radicale del cambiamento nella politica. Dopo i cinque anni di declino, durante il 2003-2011,  il reddito nazionale reale è cresciuto a una media annua del 7,5 per cento, e l’inflazione in media si è mantenuta a poco meno del dieci per cento (vedi grafico). Anche se non  certo per la gioia dei neoliberisti, questo tasso di inflazione è piuttosto modesto per l’Argentina del dopo guerra. Infatti, può essere che l’inflazione strutturale del paese sia stata ridotta da questa crescita, il più lungo periodo di sostenuta espansione  in una generazione (sostenuta, fatta eccezione per il calo del 2009 causato della crisi globale).
Anche se la politica economica è cambiata radicalmente, essa era rimasta vincolata all’eredità giuridica del vecchio regime valutario. Un effetto si è avuto nel 2010, quando il governatore della banca centrale rifiutò di usare le riserve di valuta al servizio del debito estero del paese. Di fronte a un default indotto dalla banca centrale, il presidente Kirchner ha cambiato il governatore, sostituendolo con Mercedes Marco del Pont, allora presidente della più grande banca commerciale  Argentina.
Con il nuovo governatore è arrivato anche un nuovo quadro giuridico per la banca centrale, che istituzionalizza la competenza della banca a implementare la politica anticiclica, a differenza del quadro precedente, che istituzionalizzava il contrario. La nuova legge elimina il vincolo pro-ciclico tra le riserve di valuta estera e la base monetaria. L’importanza di questo cambiamento non è poca, perché consente di rendere razionale la politica economica. Se l’”inflation targeting” ha una giustificazione razionale, deve fare riferimento al limite inferiore (per evitare la deflazione destabilizzante), così come al limite superiore (per evitare l’inflazione destabilizzante); quindi, il regime del cambio consente una politica monetaria anticiclica, che completa la politica fiscale anticiclica. Esso consente allo stesso tempo una gestione razionale del debito, invece di vincolarne la gestione ponendo un legame con le riserve, analiticamente indipendenti. E, naturalmente, permette alla banca centrale di coordinare gli interventi sui mercati valutari con la politica industriale di medio e lungo termine
Ma, cosa più importante, la nuova Ley Organica istituzionalizza il principio che la funzione della politica monetaria è quella di raggiungere una gamma di obiettivi, di scegliere priorità e obiettivi in coordinamento con la politica fiscale. Quarant’anni fa, il coordinamento della politica fiscale, monetaria e del cambio per facilitare la crescita era una pratica standard sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Nel 1969, la Banca di Svezia aveva assegnato il “Premio Nobel” a Jan Tinbergen, in parte per la sua famosa “Rule Tinbergen” di coordinamento delle politiche economiche.
I socialdemocratici e i progressisti in tutto il mondo devono ringraziare il governo Argentino per il ritorno alla ragione economica, incarnato nella nuova legge della banca centrale del paese. La formalizzazione giuridica che la politica monetaria dovrebbe essere uno strumento positivo per il benessere generale conferma gli argomenti di generazioni di economisti eterodossi. Ancora più importante, il re-inserimento della banca centrale nella politica economica incarna il principio che la politica economica dovrebbe essere soggetta al controllo democratico. Così come “la guerra è troppo importante per essere lasciata ai generali” (Georges Clemenceau), la politica economica non dovrebbe essere lasciata agli economisti. Gli esperti consigliano e i rappresentanti eletti decidono. Si chiama “processo democratico”, e gli Argentini pensano che dovrebbe applicarsi anche alle banche centrali.
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Fonti: http://vocidallestero.blogspot.co.uk/2012/04/guardare-alle-giuste-priorita-la-nuova.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:+VociDallestero+(Voci+dall’estero)

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