Investire Oggi

Il governo sblocca i pagamenti della pubblica amministrazione e gli imprenditori potranno tirare un sospiro di sollievo. Ci indebiteremo di più per pagare anche forniture di beni e servizi inutili a vantaggio di lobby, banche e grandi aziende

Via libera del governo per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il tanto agognato decreto legge che prevede il rimborso di 40 miliardi di euro nei confronti di imprese che in passato hanno fornito beni e servizi di vario genere alla pubblica amministrazione. In concreto, le amministrazioni potranno cominciare a pagare i debiti subito dopo la pubblicazione del decreto – ha spiegato il ministro dell’Economia Vittorio Grilli – precisando che entro il 30 aprile saranno resi noti gli spazi finanziari e entro il 15 maggio avverrà la ripartizione delle risorse rispetto alle richieste. I rimborsi verranno quindi spalmati sull’arco di due anni e troveranno adeguata copertura attraverso l’emissione di titoli di stato, la compensazione fra debiti e crediti delle aziende e l’allentamento dei vincoli di bilancio degli enti locali, oltre che con tagli lineari che saranno praticati ai vari ministeri. Per non ritardare nemmeno di un secondo i pagamenti – dice Grilli – gli enti territoriali che hanno disponibilità finanziarie, potranno cominciare a pagare immediatamente partendo dai debiti più anziani senza aspettare il riparto.

Secondo l’Ocse occorrerà comunque una manovra finanziaria. Altre tasse?

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La manovra, a conti fatti, non dovrà sforare il vincolo del 3% imposto dal Patto di stabilità e crescita (rapporto deficit-pil) sul quale Bruxelles non transige. E qui già sorgono i primi dubbi e montano le preoccupazioni, perché se è vero che a conti fatti tale soglia non dovrebbe andare oltre il 2,9%, l’Ocse teme che tale parametro non potrà essere rispettato dall’Italia nel 2013 con una previsione di crescita negativa per i dodici mesi in corso. L’Organizzazione prevede infatti che, a fronte di un calo delle entrate fiscali e di un ulteriore ritardo della ripresa economia del paese, non considerando il pagamento di 40 miliardi di euro di debiti della pubblica amministrazione, l’Italia chiuderà l’anno con un rapporto defici pil del 3,4%, quindi nuovamente al di sopra della soglia di Maastricht. Il che costringerà lo Stato a varare una manovra finanziaria correttiva per non incorrere in nuove infrazioni. Sul punto sono pienamente concordi anche gli analisti e l’economista ed esponente del Pdl Renato Brunetta prevedendo che lo Stato dovrà ridurre la spesa pubblica di almeno 80 miliardi in 5 anni.

Sblocco debiti PA….nessun impulso alla crescita

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Vane appaiono in ogni caso le previsioni di impulso alla crescita economica con il pagamento di 40 miliardi della pubblica amministrazione. In primo luogo perché si tratta solo di una parte del rimborso dei crediti che la Cgia di Mestre stima in 120-130 miliardi di euro e che gran parte delle piccole e medie imprese non si vedranno riconoscere per il momento, poiché escluse da un primo monitoraggio. In secondo luogo perché una buona percentuale di tali somme andranno inevitabilmente a finire nelle casse delle banche che hanno già anticipato soldi alle imprese con la cessione in tutto o in parte dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Insomma, questi 40 miliardi alla fine non finiranno in circolazione, ma nei depositi (vuoti) delle banche e l’economia non ripartirà. Per far ripartire l’economia, serve muovere la macchina dei consumi e quindi – dice il premio Nobel Joseph Stiglitz – occorre fare una cosa molto semplice: abbassare la pressione fiscale in Italia che ha ormai raggiunto il 52% ed è la più alta al mondo. Tutto il resto – ribadisce Stiglitz – sono palliativi e perdite di tempo perché le banche sono stracariche di assets tossici e crediti incagliati o inesigibili per cui non torneranno a prestare denaro alle imprese sapendo che, per via della crisi o per colpa della lentezza dello Stato, tale denaro non rientrerà tanto facilmente.

Grandi sprechi per fare gli interessi di lobby e banchieri

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Parole sante alle quali vanno aggiunte le analisi riportate lo scorso autunno da “Il Sole 24 Ore” riguardo agli sprechi dello Stato. Premesso che i debiti vanno sempre onorati, occorre osservare che con il recente decreto del governo Monti si va a pagare anche una valanga di spese inutili contratte in passato dalla pubblica amministrazione coi i privati. Non ci riferiamo ovviamente agli acquisti della cancelleria per far funzionare gli uffici degli enti locali o alle divise delle forze dell’ordine, ma alle consulenze d’oro o d’argento stipulate con tanta leggerezza, agli studi settoriali o ai progetti legati agli appalti commissionati per far girare soldi nelle tasche di amici e parenti, agli abbondanti approvvigionamenti nel settore della Difesa o ai servizi di auto blu, scorte, forniture di mezzi e servizi al settore sanitario che spesso non vengono utilizzati, ecc. L’elenco è lungo e sterminato. Ebbene, il governo Monti con questo decreto ha ancora una volta fatto (in parte) gli interessi di lobby e corporazioni che da anni succhiano soldi dallo Stato. Con questo non vogliamo dire che tutto il sistema sia sballato, ma una buona parte sì.

Pagamento debiti pubblica amministrazione: piccole e medie imprese escluse dal riparto dei 40 miliardi

E appare curioso che le aziende con meno di 20 addetti che appaiono escluse dai contratti più onerosi della P.A. e che rappresentano il 98% della totalità delle imprese sul territorio nazionale – osserva l’associazione degli artigiani di Mestre – non siano state incluse nel monitoraggio sulla ripartizione dei 40 miliardi di euro che la pubblica amministrazione andrà a pagare. In pratica verranno escluse. Possibile che in tutti questi anni il governo Monti non abbia trovato il tempo per statisticare e rilevare tutti i crediti in essere, mentre è riuscito a trovare in tempi da primato mondiale, con la scusa dello spread, la quadra per vessare cittadini e imprenditori di tasse? Si spera – conclude Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia – che il parlamento in fase di conversione del decreto in legge possa apportare le dovute modifiche per rendere giustizia a tutti coloro che onestamente attendono tali rimborsi per sopravvivere. Sempre che il parlamento non venga sciolto prima.

Fonte: Investire Oggi 6 Aprile 2013

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