Pubblicato da Aymeric Chauprade 21 Aprile 2012

Il Fondo Monetario Internazionale di questa settimana ha deplorato quanto l’Argentina sia “imprevedibile dopo l’esproprio parziale della compagnia petrolifera argentina YPF, controllata a maggioranza, fino al 16 aprile, dal gruppo spagnolo Repsol.”
Imprevedibile? No, semplicemente sovrana! Il Fondo Monetario Internazionale, strumento politico ed economico degli Stati Uniti, così come Washington e Bruxelles fanno sempre più fatica ad accettare la sovranità degli stati. Appena qualcosa sfugge loro, la definiscono imprevedibilità.
Ero in Argentina tra il 24 marzo e il 2 aprile, i 30° anniversario della guerra delle Malvinas. Questo ha permesso di farmi un’idea su un paese molto criticato dal FMI e dai dispensatori occidentali di lezioni. Ho capito perché questo paese è stato il bersaglio di una disinformazione così forte, che vuole infangare la sua immagine e quindi scoraggiare gli investitori a interessarsi.
Questo paese è tuttavia l’unica vera Europa mai riuscita. L’Argentina è anche l’unica Europa sopravvissuta alle rovine della nostra. Una nazione fatta di europei, con una cultura europea e il cui modello identitario non ha nulla a che fare con il modello brasiliano che Bruxelles e Washington hanno citato ad esempio. Buenos Aires, nonostante la sua immigrazione andina, rimane una città europea per gli europei. L’Argentina è una grande nazione, e lo ha  dimostrato mettendo, da sola, alla porta il FMI e le sue ricette che da sempre hanno portato a fallimenti e riduzione in schiavitù dei popoli. Come la Russia, l’Argentina è semplicemente in procinto di ricostruire la propria industria, di riprendere il controllo delle proprie risorse energetiche ed i risultati sono lì a dimostrare che si segue una strada giusta e ragionevole. L’unica ragionevole, soprattutto quando si vede dove la globalizzazione ha portato i popoli occidentali.
La crescita è evidente (il FMI le concede ancora un tasso di crescita del 4,2% per il 2012, ma senza troppa convinzione) e bisogna essere ciechi o in gran malafede per non riconoscere che, dal momento in cui la Argentina segue un percorso di protezionismo e nazionalismo (come Russia e Cina), va mille volte meglio rispetto a quando seguiva le ricette liberali e filo-americane del libano-argentino Menem.
Ma torniamo a questo evento capitale che è la rinazionalizzazione di una grande compagnia energetica argentina. Lunedi 16 aprile il presidente Cristina Kirchner, un’altra signora di ferro, senza essere minimamente impressionata dalle minacce di Madrid, ha deciso di espropriare la spagnola Repsol della sua filiale argentina YPF,  controllata al 57 , 4%. Ormai il governo argentino e le province (in Argentina, stato federale, l’autonomia provinciale è molto forte) detengono il 51%. Giovedì 19 aprile, 3 giorni dopo, l’espropriazione del 51% è stato estesa al YPF Gas, società egualmente controllata da Repsol
Il colpo di mano della Repsol risaliva al tempo in cui l’Argentina è stato venduta allo straniero da leader senza scrupoli liberali e ha rotto, sotto Menem, con i fondamenti della sua indipendenza nazionale girando verso gli Stati Uniti. Questa politica, seguita in collaborazione con il FMI, ha portato alla rovina del paese. Solo un ritorno ai fondamentali del peronismo, una politica nazionale e sociale, ha permesso di avviare il raddrizzamento del paese, esattamente la linea seguita da Cristina Kirchner.
Per diversi anni i Kirchner hanno chiesto con insistenza a Repsol di effettuare gli investimenti necessari a preparare il futuro energetico Argentina. Nulla è stato fatto. Il gruppo spagnolo si è visto concedere  molte possibilità di mantenere la propria quota. Non è stato espropriato (sarà compensato in ogni caso), come si insinua, brutalmente, ma dopo mesi di avvertimenti e discussioni. Questi grandi gruppi globalisti hanno purtroppo una visione a breve termine che si scontra con la visione di lungo termine della Russia di un Putin. Costui ha preso in mano il settore energetico proprio per garantire alla Russia le proprie risorse e il proprio futuro energetico.
L’Argentina (come la Russia, evidentemente) offre al mondo una prova ulteriore che la strada per il recupero e la libertà dei popoli passa attraverso l’indipendenza nazionale e la rottura con l’intera architettura del globalismo (FMI, Banca Mondiale, Unione Europea , NATO …).
Questa politica non solo è possibile ma mostra i suoi frutti in molti paesi nel mondo. Domani Domenica 22 aprile voterò per questa speranza francese di uscita dal globalismo. Io voterò Argentina!
Per saperne di più: http://blog.realpolitik.tv/2012/04/samedi-21-avril-2012-a-demain/

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