brindisi attentato_INTERNA NUOVA

Un ex ufficiale dell’aeronautica, con un passato vicino ai Servizi, famigliari che vendono bombole di gas e buone conoscenze di ingegneria elettronica. E’ una delle piste seguite ieri dagli investigatori, che lo hanno interrogato a lungo, seguendo l’ipotesi del gesto isolato per l’attacco alla scuola. E assieme all’uomo – secondo quanto riferisce Brindisireport.it, il sito che per ieri ha diffuso le prime immagini dell’attentato – ci sarebbe anche una seconda persona interrogata. Ma quella dell’attentatore folle è solo una – forse la prima – delle piste investigative. Di certo, dice il procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, chi ha piazzato le bombe ha lasciato tracce: ”Abbiamo delle buone immagini – ha dichiarato questa mattina – non ce le hanno regalate ce le siamo andate a cercare. Immagini che possiamo ricollegare con quasi certezza all’attentato”. Ieri sera il suo volto, il volto dello Stato, era un volto livido. Sono le otto di sera quando Dinapoli torna nel suo ufficio da procuratore: ha le lacrime agli occhi. “Non possiamo lasciare impunito chiunque abbia agito con questa crudeltà – dice commosso – perché lo Stato deve rendere giustizia all’orrore di queste bambine colpite a morte”.

Intanto si continua a battere ogni pista. Anche quella di un legame con la mafia e una “trattativa bis”, che giunge da ambienti investigativi centrali, mentre, qui a Brindisi, l’ipotesi mafia viene considerata residuale: “Una bassa probabilità” dicono gli inquirenti al termine di una lunghissima riunione. Ma chi ha agito? Le piste più accreditate sono due. Un atto terroristico. Oppure l’opera di un folle. Oppure entrambe: l’atto terroristico di un folle, armato di bombe e risentimenti, capace di fare una strage. Ed è per strage che è stato aperto un fascicolo. Anche il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, è scettico sull’ipotesi di un attentato mafioso. Di certo c’è solo un fatto: lo Stato sta reagendo. Decine e decine di investigatori arrivano da tutt’Italia. Non c’è ancora alcuna rivendicazione, ma l’idea che quelle bombe possano essere state piazzate da mani esperte, si fa sempre più largo tra gli investigatori. Chi ha agito, ha costruito un ordigno rudimentale, sì, ma sofisticato nell’innesco. “È terrorismo puro” dice il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Le tracce di una scheda elettronica, utilizzata come impulso per la deflagrazione, è lì a dimostrarlo. È probabile che si stato utilizzato un timer. Non si è esclude l’utilizzo di un telecomando. Si è ipotizzato anche che l’attentatore abbia sottovalutato la potenza degli ordigni. Ma le tracce sembrano dimostrare il contrario.

L’ipotesi investigativa, che ipotizza l‘azione di un folle, è inquientante. Ma è molto meno pericolosa della matrice terroristica. Gli inquirenti hanno controllato le liste degli imbarchi al porto, per la maggior parte navi che traghettano verso la Grecia, e anche lo scenario del terrorismo internazionale, in queste ore, è tenuto in considerazione. Meno della matrice terroristica nazionale, però, anche se l’ipotesi che abbia agito un singolo sembra intatta. “Per un’operazione del genere”, dice un investigatore, è sufficiente anche l’azione di un solo uomo. La pista meno convincente, invece, riguarda la mafia locale, anche se molti elementi, all’inizio, avrebbero potuto far pensare a un attentato della criminalità di Mesagne, patria della Sacra Corona Unita. Il luogo che ha dato i natali al fondatore della Scu, Pino Rogoli. Il 2 maggio scorso era stata fatta saltare in aria l’auto di Fabio Marini, presidente della locale associazione antiracket. E dieci giorni fa un’operazione di polizia, la “Die Hard”, aveva portato in carcere 16 esponenti dei clan, dopo le rivelazioni del pentitoErcole Penna. Il padre di due delle ragazze ferite, Ilaria e Veronica Capodieci, è un imprenditore che collabora con Libera Terre di Puglia. Mai, però, la Sacra Corona Unita ha alzato così il tiro. E comunque vada, la pressione dello Stato, da oggi, nei suoi confronti sarà ancora più pesante. Restano i simboli che riguardano Cosa Nostra: il nome della scuola, Morvillo Falcone, il premio per la legalità ricevuto dallo stesso istituto, la Carovana antimafia in arrivo e la presenza dei familiari di Totò Riina a pochi chilometri, a San Pancrazio Salentino. “I familiari di Riina?”, dice un investigatore, “è una pista che non ci convince: questo è terrorismo. Un terrorismo nuovo. Ma è terrorismo”.

di Antonio Massari e Silvia D’Onghia

da Il Fatto Quotidiano del 20 maggio 2012, aggiornato da Redazione web alle 10.14

Commenta su Facebook