Guido Olimpo

Una tempesta magnetica deve essersi abbattuta sulla casa di Guido Olimpio, il giornalista del Corriere definito e riconosciuto da molti come “esperto di anti-terrorismo” a livello mondiale.

Vicino agli ambienti investigativi americani, Olimpio vive a Washington, e scrive regolarmente su AlQueda, bin Laden, Al Zawhiri & company.

Però, nonostante le sue entrature con la CIA; nonostante le sempre più risibili uscite di binLaden, che col tempo ringiovanisce invece di invecchiare; nonostante sia noto che AlQueda fu creata dalla stessa CIA; nonostante l’FBI abbia dichiarato di non avere alcuna prova tangibile contro lo sceicco saudita; nonostante Scotland Yard abbia riconosciuto che AlQueda non ebbe nulla a che fare con gli attentati di Londra; e nonostante mille altri indicatori in questo senso, Olimpio sembra essere uno dei pochi individui al mondo che non nutrono il minimo dubbio sulla realtà di AlQueda, al punto di parlarne regolarmente all’indicativo (v. link in coda).

Questa sua accettazione supina, totalmente acritica, della cosiddetta “verità ufficiale” stride ancora di più con un suo breve articolo, uscito alla chetichella sul Corriere dell’altro ieri, nel quale Olimpio si domanda: “C’è un’altra verità, come tanti sospettano, dietro l’uccisione di Robert F.Kennedy, avvenuta in un hotel di Los Angeles nel giugno del 1968?“

La domanda sembra addirittura retorica, visto che Olimpio porta sufficienti elementi a supporto della teoria alternativa …

… da scartare senza ombra di dubbio quella ufficiale: “L’autopsia ha infatti confermato che tre colpi hanno raggiunto Kennedy da dietro con una traiettoria dal basso verso l’alto e da destra verso sinistra“ scrive Olimpio, aggiungendo: “Inoltre il proiettile fatale sarebbe stato esploso vicino all’orecchio: infatti ha lasciato una traccia di bruciatura.”

Questo esclude di per sè che i colpi mortali siano partiti dalla pistola di Shiran, il quale, a detta di tutti i testimoni, non si è mai trovato alle spalle di Kennedy, e non gli si è mai avvicinato a meno di un metro di distanza.

Olimpio scrive ancora: “Un altro esperto, Philip Van Praag, esaminando un nastro registrato da un giornalista canadese al momento dell’agguato, ha determinato che sarebbero stati esplosi almeno 13 colpi mentre l’arma di Shiran ne poteva contenere solo otto”.

Olimpio non sa – o comunque non dice – che i risultati di Van Praag sono tutt’altro che certi (*). Ma non c’era nessun bisogno di ascoltare quel nastro, poichè il numero di fori nelle pareti e nel soffitto della cucina dell’Ambassador, e lo stesso numero di ferite riportate dai presenti, impongono che almeno tre pallottole abbiano ripetutamente rimbalzato di parete in parete, colpendo più di una persona ciascuna – proprio come nei cartoni animati – per giustificare il tutto con otto proiettili soltanto. Oppure le pallottole dovevano essere almeno undici. Ma comunque non 13.

In realtà, se c’è un caso in cui la versione ufficiale è palesemente falsa, è proprio l’assassinio di Robert Kennedy (non a caso i debunker evitano accuratamente di confrontarsi su questo caso): basti pensare che l’autopsia ufficiale fu volutamente esclusa dagli atti del processo, mentre i reperti delle pareti con i fori di proiettile furono “bruciati per sbaglio” dalla polizia di Los Angeles.

Quello che resta da capire è l’improvviso “risveglio” di Olimpio, che non può certo aver scoperto tutte queste cose la scorsa settimana.

Ma non è finita. Dulcis in fundo, come se si trattasse di una nota a piè di pagina, Olimpio ci rivela che “anche nell’uccisione del presidente [John Kennedy] è probabile che i killer fossero diversi, appostati in modo da poter aprire il fuoco su ogni lato del corteo.”

In altre parole Guido Olimpio ci sta dicendo che i suoi amici della CIA stanno mentendo al mondo intero da quarant’anni filati, e a questo punto viene da chiedergli come mai su AlQueda bisognerebbe invece fidarsi ciecamente di loro.

Una volta ebbi uno scambio con un noto debunker italiano, e gli chiesi: “Perchè sull’undici settembre non riconosci almeno qualcosa? Concedi un paio di punti, così almeno risulti più credibile al tuo stesso pubblico.”

“Lo so – mi rispose – ma non è possibile. Se cedi su un punto solo, prima o poi ti tocca cedere su tutto”.

Che il “risveglio” di Olimpio possa essere interpretato in questo senso?

Massimo Mazzucco

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